Italia

Perché protestano i pastori sardi?

A determinare il crollo del prezzo del latte è il calo delle vendite del pecorino romano dop dopo il boom del 2018. Il premier Conte annuncia una riunione con tutti i rappresentanti della filiera per il prossimo 21 febbraio

La protesta è per il prezzo del latte, ma alla base c’è un eccesso di produzione di pecorino romano. La rabbia dei pastori sardi, che nei giorni scorsi hanno sversato il loro prodotto sulle strade pur di non venderlo a meno di 60 centesimi al litro, nasce dallo sforamento delle quote approvate dal Consorzio per la tutela del formaggio che si ottiene con quel latte. La sovrapproduzione ha fatto crollare il prezzo del pecorino e a quel punto i caseifici hanno deciso di abbassare a loro volta le cifre pagate per la materia prima ai pastori.

Il latte prodotto dai 12mila allevamenti sardi viene usato per i formaggi non solo dell’isola ma anche quelli del comparto laziale. Questi ultimi hanno avuto negli anni scorsi un boom sul mercato agro alimentare, anche all’estero. Il pecorino romano dop veniva venduto anche a 8 euro al chilo, prezzo che consentiva di remunerare i pastori con 85 centesimi al litro per il latte. Nel 2018 però la tendenza si è invertita: il prezzo del prodotto finito al «borsino» agroalimentare era al 4 febbraio (ultimo dato disponibile) di 5,40 euro al chilo. I caseifici hanno diminuito i loro acquisti di materia prima determinando una sovraproduzione che ha trascinato verso il basso il prezzo del latte che ormai viene pagato meno di 60 centesimi al litro. Una quota che secondo gli allevatori non copre nemmeno i costi vivi della produzione e che ha scatenato la protesta.

A nulla è valsa finora la trattativa aperta a settembre con la Regione: le associazioni dei pastori e la Coldiretti chiedono di concordare un prezzo di non meno 75 centesimi per garantire la sopravvivenza degli allevamenti. Il vicepremier Salvini si è detto favorevole all’ipotesi di fissare un prezzo minimo per legge: «Ritengo debba esserci un prezzo minimo del latte ovino fissato per legge, così come accade in altre filiere per evitare che ci sia qualcuno che specula». Ma i caseifici non ci stanno. Intervistato da Sardinia Post il presidente del Consorzio di tutela del Pecorino romano Dop, Salvatore Palitta, sostiene che «il prezzo del latte non può essere costruito a tavolino e senza tenere conto del mercato, sono dinamiche che vanno governate e le possiamo governare solo noi produttori di latte e formaggio».

Intanto, le ragioni della protesta arrivano anche a Palazzo Chigi. Il premier Conte ha ricevuto una delegazione di allevatori e ha annunciato una riunione con tutti i rappresentanti della filiera per il prossimo 21 febbraio. «Il governo è attento, e noi lo ringraziamo, però ci servono risposte in tempi brevi», ha detto Felice Floris, leader del movimento degli allevatori, al termine dell’incontro con il premier e i ministri. Immagini di allevatori che rovesciano sulla strada il latte contenuto nei bidoni arrivano da tutta la Sardegna. Una rivolta che si allarga anche grazie ai social e che punta a bloccare le elezioni regionali del 24 febbraio. «I presidi si intensificheranno nei prossimi giorni: noi non molliamo», ha detto Floris.

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