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Come funzionava la truffa dei diamanti in cui è caduto anche Vasco

Soggiorni in alberghi, oggetti di archeologia, premi per i funzionari che piazzavano più preziosi: secondo i pm, i benefit ai dirigenti degli istituti bancari erano un modo per stimolare le vendite

«I diamanti sono i migliori amici di una ragazza», cantava Marilyn Monroe. In realtà, dietro ai diamanti spesso si celano vere e proprie truffe milionarie, come quella appena emersa dall’indagine della Procura di Milano. Devono averlo scoperto amaramente Vasco Rossi, che aveva investito in diamanti ben 2,5 milioni di euro, la presentatrice Federica Panicucci, l’imprenditrice Diana Bracco e la showgirl Simona Tagli. Secondo i pm milanesi che hanno condotto l’indagine, i diamanti erano venduti a prezzi gonfiati rispetto al valore reale, con false quotazioni pubblicizzate sui giornali e con l’intermediazione anche di istituti di credito.

Le società coinvolte sono la Intermarket Diamond Business di Milano (Idb, fallita) e la Diamond Private Investment di Roma (Dpi); le banche coinvolte sono il Banco Bpm, Banca Aletti, UniCredit, Intesa San Paolo e Monte dei Paschi. L’inchiesta si riferisce a fatti che vanno dal 2012 al 2016, quando le società Idb e Dpi avevano iniziato un’attività di vendita di diamanti attraverso alcune banche, come forma di investimento sicuro da speculazioni e oscillazioni di mercato. Ma il prezzo delle pietre, secondo la procura, sarebbe stato gonfiato proprio con la complicità delle banche, che agivano da intermediarie e che promuovevano quegli stessi investimenti ai loro correntisti.

Sotto la lente dei magistrati, i collegamenti tra le società che vendevano diamanti e le banche che offrivano ai loro clienti i preziosi. Secondo le indagini, sia la Idb che la Dpi offrivano regali ai manager delle banche per stringere il più possibile i rapporti. I «benefit personali riconosciuti ai dirigenti più alti», sostengono i pm, erano per le banche uno dei principali incentivi a dedicarsi alla vendita dei diamanti. Gli investigatori hanno quantificato in circa 99mila euro i cadeaux che la Intermarket Diamond Business ha fatto negli anni ai vertici degli istituti coinvolti nell’inchiesta della Procura di Milano.

La Idb avrebbe fatto «una serie di regali ai vertici del Banco Bpm e di Unicredit», nonostante «negli accordi si prevedesse espressamente» che nessun dipendente della banca potesse riceverli». E in particolare oltre a «soggiorni in strutture alberghiere» e «voucher regalo» del valore di 845-950 euro cadauno, il dg del Banco Bpm Maurizio Faroni, accusato di concorso in truffa, autoriciclaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza, avrebbe ricevuto anche «regali archeologici», ossia «oggetti di archeologia». E così «le commissioni connesse alla vendita dei diamanti da investimento da parte del Banco Bpm, in ragione dei vari accordi di collaborazione sottoscritti con Idb» sono passate dal 5% del 1984 al 24,5% del 2016.

Per quanto riguarda la Dpi, sostengono i magistrati, «non era certo estranea alla prassi delle regalie ai funzionari di banca». Dagli inquirenti è stato ritrovato un file di Mps denominato “Contest segnalazione diamanti in collaborazione con Dpi”, che prevede «il riconoscimento di alcuni premi in favore dei funzionari di banca (private banker e responsabili di centro), al raggiungimento di un gate di diamanti effettivamente collocati nel secondo semestre 2016». Dopo cinque segnalazioni di diamanti collocati, per il funzionario era previsto un paio di orecchini con diamanti da 0,20 carati dal valore di 250 euro; dopo 10 segnalazioni, uno smartphone del valore di 800 euro; dopo 15 segnalazioni, un paio di orecchini con diamanti da 0,40 carati del valore di 900 euro.

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