Cultura

“Gli eredi della terra”, la Barcellona feudale di Ildefonso Falcones

Il seguito de “La cattedrale del mare” è un grande affresco storico sullo sfondo della vita di un orfano di umili origini. «Schiavitù e ingiustizie, al tempo, erano parte integrante del contesto sociale ed erano più semplici da accettare»

Ildefonso Falcones, avvocato/scrittore nato nel 1958 a Barcellona, dove vive con la moglie e i quattro figli, e già caso editoriale da 7 milioni di copie nel mondo con il suo primo romanzo, in Italia si è aggiudicato nel 2007 il Premio Boccaccio Sezione Internazionale. A dieci anni dall’uscita del suo esordio letterario “La cattedrale del mare” – bestseller non solo in suolo nazionale – ha firmato l’atteso seguito, “Gli eredi della terra”, sempre edito da Longanesi. La sua Barcellona feudale, a cavallo tra XIV e XV secolo, torna così a fluire.

1387, Arnau Estanyol, dopo le mille traversie che hanno segnato la sua vita e la costruzione della grandiosa Cattedrale, è ormai uno dei più stimati notabili di Barcellona. Giunto in città ancora in fasce e stretto tra le braccia del padre, un misero bracciante, nessuno sa meglio di lui quanto la città possa essere dura e ingiusta con gli umili. Tanto che oggi è amministratore del Piatto dei Poveri, un’istituzione benefica della Cattedrale del Mare che offre sostegno ai più bisognosi mediante le rendite di vigneti, palazzi, botteghe e tributi, ma anche grazie alle elemosine che lo stesso Arnau si incarica di raccogliere per le strade. Sembra però che la città pretenda da lui il sacrificio estremo. Ed è proprio dalla chiesa tanto cara ad Arnau a giungere il segnale d’allarme. Le campane di Santa Maria del Mar risuonano in tutto il quartiere della Ribera: rintocchi a lutto, che annunciano la morte di re Pietro… Ad ascoltare quei suoni con particolare attenzione c’è un ragazzino di soli dodici anni. Si chiama Hugo Llor, è figlio di un uomo che ha perso la vita in mare, e ha trovato lavoro nei cantieri navali grazie al generoso interessamento di Arnau. Ma i suoi sogni di diventare un maestro d’ascia e costruire le splendide navi che per ora guarda soltanto dalla spiaggia si infrangono contro una realtà spietata. Tornano in città i Puig, storici nemici di Arnau: finalmente hanno l’occasione di mettere in atto una vendetta che covano da anni, tanto sanguinosa quanto ignobile… Da quel momento, la vita di Hugo oscillerà tra la lealtà a Bernat, l’unico figlio di Arnau, e la necessità di sopravvivere.

“Gli eredi della terra” garantisce emozioni e una mirabile ricostruzione storica, con appassionate e dettagliate descrizioni dell’ambiente del XV secolo. L’autore dimostra, ancora una volta, ottima creatività con personaggi e vicende che, legate dal contesto storico nel quale sono narrate, appassionano il lettore in un sapiente mix di tensione narrativa e giusto ritmo. Protagonisti splendidamente delineati, descrizioni storiche e sociali, intrecci passionali sono gli ingredienti fondamentali dei romanzi di Falcones, che nuovamente centra a pieno il bersaglio. Un libro che per gli amanti del genere risulta indispensabile. Un grande affresco storico sullo sfondo della vita di un orfano di modeste condizioni che lavora nei cantieri navali di Barcellona. E c’è tutta la magia di grandi eventi storici, il fermento sociale, lo scontro di classe tra nobiltà corrotta e uomini “nuovi”, persone di umili origini ma intraprendenti. Bestseller imponente ma anche straordinario romanzo di lealtà e vendetta, amori e sogni, ma soprattutto di fortissime emozioni.

«Si è trattato di un periodo importante per la città, al tempo una delle maggiori metropoli del Mediterraneo – ci racconta l’autore – molto ricca, richiamava a sé abitanti da altri luoghi e questo comportava l’unione di usi e costumi diversi. Contemporaneamente, però, era anche dura e ingiusta con gli umili, sempre a contatto con sfruttamento e difficoltà». Umili, comunque, ricchi di valori e in cerca di rivincita, governati dalla voglia di lottare, dalla bontà e dal desiderio di giustizia: «Schiavitù e ingiustizie, al tempo, erano parte integrante del contesto sociale ed erano più semplici da accettare, ma ciò non significava arrendevolezza e i personaggi, infatti, non hanno mai perso la speranza di un futuro migliore. Oggi sappiamo è riprovevole e ne prendiamo le distanze, ma ogni tempo ha le sue battaglie e oggi, ad esempio, mi viene in mente la piaga degli abusi sui minori». E così Falcones ritorna al punto di partenza e al suo universo affascinante narrando l’appassionante storia di un uomo che non si arrende di fronte ai colpi dell’avverso destino, vittima com’è di intrighi di potere orditi da nobili corrotti che si fanno beffa del popolo sempre più oppresso. Ancora una volta l’autore consegna ai lettori un coinvolgente e convincente affresco storico avente come sfondo la cattedrale Santa Maria del Mar.

«“Gli eredi della terra” – precisa Falcones – è un romanzo fedele alla ricostruzione storica, che rappresenta sempre la regola fondamentale. La finzione o i sentimenti possono essere infiniti, ma sempre nel pieno rispetto della storia». E, infatti, leggere Falcones non è solo lettura ma un’esperienza. Catapulta il lettore in un’altra epoca, un’altra città e lo fa vivere come se fosse lì. Falcones non tralascia nulla: una trama perfetta, una scrittura precisa e senza il minimo errore, un lessico ricco ma semplice con particolari di ogni tipo, dalla vita quotidiana ai grandi eventi del Medioevo. Personaggi strutturati, perfettamente disegnati, amore, avventura, difficoltà, forza di vivere, voglia di riscatto. Lealtà, ingiustizia e coraggio. Si potrebbe continuare all’infinito, perché ultimare la lettura di un libro simile è come svegliarsi all’improvviso in un’altra epoca: la nostra. L’autore ci conduce tra i vicoli e le piazze della Barcellona quattrocentesca, con le sue luci e le tante ombre sul destino, spesso sfortunato, dei personaggi che la popolano. In questo sequel c’è, anzi, ancor più marcato pessimismo: sono molteplici i capricci della fortuna che più spesso sbalza i protagonisti nel fango e raramente sugli allori “amari” conquistati con tanta fatica.

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Marco Fallanca

Cosa ho fatto in tutti questi anni? Sono andato a letto presto. Ma soprattutto a teatro e al cinema. Partigiano del Web, opinabile e pedante opinionista, arbitro di calcio, disilluso podista, precoce e accanito cinefilo che possiede a casa una videoteca con oltre 9000 film. Già giurato del 61º TaorminaFilmFest, seguo da vicino festival e rassegne. Troppo fuori per quelli dentro e troppo dentro per quelli fuori, in realtà sono un genio ma è molto più comodo non darlo troppo a vedere. Attenzione! Preso troppo sul serio può nuocere gravemente alla salute.

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