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Venezuela, Maduro respinge gli aiuti umanitari

Ordinata la chiusura parziale dei confini con Brasile e Colombia per impedire l'entrata di cibo e medicine nel Paese. La polizia brucia i camion, gruppi irregolari chavisti sparano sui manifestanti mentre alcuni militari passano dalla parte di Guaidó. Avvelenato il deputato Freddy Superlano

La tensione sulle frontiere venezuelane si sta trasformando in scontro aperto, con le milizie fedeli a Nicolas Maduro che sparano lacrimogeni e proiettili di gomma sui dimostranti per impedire il passaggio degli aiuti internazionali. La decisione del regime di chiudere le frontiere con Brasile e Colombia è soprattutto politica: gli aiuti, che provengono dagli Stati Uniti e dai loro alleati, sono visti dal regime venezuelano come un tentativo di ingerenza negli affari interni del Venezuela.

A Cucuta, in territorio colombiano, 14 camion con 240 tonnellate di medicine e cibo attendono di attraversare il confine. Il primo camion di aiuti umanitari che era riuscito a passare oggi dalla Colombia al versante venezuelano del ponte Francisco de Paula Santander, è stato incendiato dalle forze di sicurezza di Maduro. Il ministro degli esteri colombiano denuncia «l’uso di lacrimogeni e armi non convenzionali» da parte dei militari venezuelani. «Continuiamo a ricevere sostegno dalla comunità internazionale, che ha potuto vedere con i suoi stessi occhi come il regime usurpatore violi il protocollo di Ginevra, dove si dice chiaramente che distruggere gli aiuti umanitari è un crimine contro l’umanità», ha scritto su Twitter Juan Guaidó, presidente «incaricato» ad interim del Paese.

https://twitter.com/jguaido/status/1099415494053031936

Ad inasprire la situazione la notizia dell’avvelenamento del deputato dell’opposizione Freddy Superlano. È ricoverato in gravi condizioni dopo aver ingerito, in un ristorante di Cucuta, la burundanga (“Il respiro del diavolo”, o scopolamina), un alcaloide allucinogeno che si ricava dalla corteccia dell’albero borrachero, diffuso in Colombia, e viene usato come anestetico ma altamente tossico in dosi elevate. Il suo partito, guidato da Juan Guaidó, ha confermato che il cugino e assistente del deputato, Carlos Surinas, è morto per aver ingerito la stessa sostanza.

Su tutti i confini la situazione è tesa, con manifestazioni a favore degli aiuti e la repressione della Guardia Nacional di Maduro. Due camion di aiuti sono entrati dalla frontiera brasiliana, secondo quanto annunciato dallo stesso Guaidó su Twitter. Ma secondo quanto riferiscono fonti locali i convogli sono rientrati in territorio brasiliano a causa delle violenze delle milizie fedeli a Maduro. A Santa Elena de Uairen, sul confine brasiliano, i “colectivos” composti da irregolari chavisti hanno sparato sui manifestanti, in gran parte membri delle comunità indigene Pemon. Il giornale brasiliano O Globo parla di quattro morti.

Sono continui gli appelli dell’opposizione affinché le forze armate smettano di obbedire agli ordini e lascino passare gli aiuti umanitari. «Chi non sta a fianco del popolo e impedisce l’ingresso degli aiuti è un disertore che tradisce il nostro popolo. Chi ci accompagna a salvare la vita dei venezuelani è un vero patriota», ha detto Juan Guaidó. E si cominciano a registrare le prime defezioni significative. Almeno 60 soldati e poliziotti sono passate dalla sua parte. Tra loro il maggiore Hugo Parra Martinez che ha riconosciuto Guaidò come “presidente” dicendosi pronto a «combattere con il popolo venezuelano in ogni fase».

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