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Il partito di Orbán rischia l’espulsione dal Ppe

Dopo l’attacco del premier ungherese a Juncker, i partiti membri di Belgio, Lussemburgo e Svezia si schierano contro il Fidesz: «Va contro tutti i nostri valori»

È ancora lui Viktor Orbán, il premier ungherese sovranista, già condannato dal Parlamento europeo per violazione dello stato di diritto, il problema all’interno del Partito Popolare Europeo (Ppe). La misura è colma: i leader dei partiti cristiano-democratici del Belgio e del Lussemburgo hanno scritto al presidente del Partito Popolare Europeo, Joseph Daul, formalizzando la richiesta di espulsione del Fidesz di Viktor Orbán.

«Anche tu hai il diritto di sapere cosa sta progettando Bruxelles!» è il titolo dell’ultima trovata pubblicitaria in vista delle elezioni europee lanciata dal governo di Viktor Orbán contro l’Europa e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. La sua immagine è affiancata a quella di George Soros, il miliardario e filantropo di origine ungherese, accusato di «minacciare la sicurezza dell’Ungheria» con i suoi piani di ridistribuzione dei migranti.

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Toni e argomenti del genere sono ormai la normalità in Ungheria, ma mai prima d’ora Orbán aveva attaccato in maniera così diretta Jean-Claude Juncker: entrambi fanno parte del Partito Popolare Europeo, il principale partito europeo di centrodestra, che in questi anni ha spesso difeso Orbán nonostante l’approvazione di leggi sempre più illiberali da parte del governo ungherese. Le ultime provocazioni di Orbán però hanno fatto parecchio infuriare i suoi alleati europei, fino a chiedere l’espulsione del Fidesz, il suo partito.

«Per quasi dieci anni c’è stato un dialogo per portare Orban in linea con i nostri valori e principi – ha spiegato all’Ansa Anna Maria Corazza Bildt, eurodeputata del partito moderato svedese – ma il risultato in Ungheria è che la situazione dei diritti fondamentali e dello stato di diritto si sta deteriorando. Ha voltato le spalle ai valori del Ppe è ora di considerare se appartiene o meno alla nostra famiglia». Insieme a lei sono insorti anche i belgi e i lussemburghesi: hanno scritto una lettera al presidente del Ppe Joseph Daul per formalizzare la richiesta di espulsione di Orbán e del suo Fidesz.

L’annuncio è stato dato su Twitter da Maxime Pre’vot, presidente del Centro democratico umanista (cdH), il partito cristiano-democratico francofono del Belgio. La lettera per chiedere l’espulsione del Fidesz è firmata anche da Wouter Beke, leader del partito cristiano-democratico delle Fiandre (CD&V), e da Frank Engel, presidente del Partito popolare cristiano-sociale (CSV) del Lussemburgo. «Gli eccessi di Orban per noi non erano più ammissibili, ora sono diventati insopportabili – ha spiegato Pre’vot – Ho scritto al presidente del Ppe per chiedere l’esclusione del suo partito, il Fidesz. O loro o noi. Basta nazional-populismo». «Chi va continuamente contro l’ideologia e i valori democratici cristiani non ha posto tra di noi», ha aggiunto Beke.

Lo Statuto del Ppe prevede che una richiesta di espulsione sia presentata da almeno 7 partiti membri o attivata dalla presidenza, mentre la decisione finale spetta all’Assemblea politica. «Anche se crediamo che sia importante che la presidenza in queste circostanze si assuma le sue responsabilità, i nostri partiti hanno deciso di non aspettare più a lungo e di chiedere l’esclusione del Fidesz», scrivono Prévot, Beke e Engel. «Di conseguenza chiediamo a altri partiti membri il sostegno necessario a lanciare la procedura di esclusione», si legge nel testo della lettera inviata a Daul. Il 20 marzo se ne parlerà all’assemblea dei Popolari che di prassi si tiene a Bruxelles alla vigilia di ogni consiglio europeo. La decisione però molto probabilmente verrà presa solo dopo il voto del 26 maggio.

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