Politica

Pecoraro Scanio: «Alleanza Lega-M5s innaturale, il movimento dialoghi col Pd»

L’ex ministro sul Governo: «Troppe tensioni e contraddizioni». E al centrosinistra dice: «Innovi le sue politiche, sbagliato inseguire le posizioni degli altri». «Non sono in cerca di candidature, la politica non mi manca»

«Non sono in cerca di candidature ma questo non mi impedisce di portare avanti le mie battaglie ambientaliste, dal no al Ceta agli incentivi sulle rinnovabili, dal no alle trivelle alle soluzioni per il dissesto idrogeologico». L’ex ministro dell’Ambiente e delle Politiche agricole nei governi Prodi e Amato, Alfonso Pecoraro Scanio, nei giorni in cui tra Di Maio e Salvini è braccio di ferro sulla Tav, si schiera al fianco del Movimento 5 Stelle: «Il secondo tunnel in Val di Susa è un’opera inutile, uno spreco di risorse pubbliche». Per Pecoraro Scanio gli alleati di Governo sono molto distanti tra loro e tocca a Zingaretti rilanciare il dialogo tra Pd e M5s «tradizionalmente su posizioni più progressiste». «Nonostante il neo segretario abbia sempre sostenuto di non volere alleanze con il M5s – afferma l’ex ministro – si può cercare di trovare, se non un’alleanza, almeno un’intesa su alcuni punti, come il reddito di cittadinanza e le misure messe in campo per contrastare la povertà».

È trascorso un anno dalle elezioni politiche, cosa è cambiato per il nostro Paese?
«Sicuramente è stato un anno di grandi cambiamenti a cominciare dall’alleanza Lega-M5s. Il 4 marzo ho votato M5s alla Camera, Leu al Senato. E preferivo, come via più utile al Paese, un governo M5s-Pd, perché a partire dal reddito di cittadinanza le posizioni del Movimento sono più vicine a quelle tradizionalmente di centrosinistra. L’alleanza con la Lega non ha fatto altro che alimentare tensioni e contraddizioni. E l’Ambiente è un terreno di scontro tra i soci della maggioranza: dalle trivelle ai rifiuti. Basti pensare che Salvini proponeva di fare un inceneritore in ogni provincia. Quindi, possiamo dire che è stato un anno in chiaroscuro, con le posizioni progressiste del M5s arginate da quel contratto con la Lega».

Intanto, gli ultimi sondaggi danno la Lega intorno al 35%, come si spiega questo successo?
«La Lega recupera terreno non solo nell’elettorato di centrodestra, ma anche a sinistra. Involontariamente il M5s, una forza politica fresca e considerata perbene, ha dato credibilità all’alleato di Governo, soprattutto in quelle regioni del Sud che non avrebbero mai votato Lega».

Il Movimento Cinque Stelle, invece, è in calo. Pentito della scelta di averlo votato o le politiche attuate dal governo gialloverde la soddisfano?
«Il M5s perde a favore dell’astensionismo. Come dimostrano gli ultimi risultati elettorali, ha perso quell’elettorato progressista che non va a votare più i partiti di centrosinistra ma si rifugia nell’astensione. Non mi pento della mia scelta, ma adesso bisogna vedere cosa succederà, se quelle misure simbolo del M5s partiranno davvero: come, ad esempio, i cantieri per il dissesto idrogeologico di cui nessuno parla più, come se l’unica opera utile per l’Italia fosse soltanto il secondo tunnel in Val di Susa. E l’alta velocità in Sicilia, in Puglia o in Veneto, così come la manutenzione della rete autostradale, sono finite in un cassetto. I Cinquestelle, comunque, su alcuni temi, come sulla contrarietà al Ceta, il trattato che rischia di danneggiare l’agricoltura italiana, continuano a mantenere un’impostazione ecologista. Il problema non sono tanto le posizioni ma le decisioni che ne conseguono, che purtroppo molto spesso non vedo. E fino a quando saranno al Governo con la Lega sarà sempre più difficile trovare una soluzione alle tante questioni aperte di questo Paese».

Chi la spunterà sulla Tav?
«Spero i Cinquestelle. La Tav è un’opera inutile, uno spreco di risorse pubbliche. Fin da quando ero ministro nel 2003 ho sempre sostenuto che basta migliorare il tunnel esistente per passare da 30 a 150 treni al giorno per le merci. Quello che vogliono fare da oltre vent’anni è imporre un secondo tunnel che andrebbe a far guadagnare solo chi fa il “buco” e non porterebbe alcun beneficio all’economia italiana».

Come vede Zingaretti alla guida Pd?
«Nicola è una persona corretta, ho collaborato più volte con lui quando era presidente della Provincia di Roma. La sua posizione meno oltranzista rispetto a quella di Renzi potrebbe riallacciare un dialogo con il M5s che vive con difficoltà l’alleanza con la Lega. Dopo un anno credo che i Cinquestelle abbiano toccato con mano che la Lega non paga pegno: mentre loro hanno fatto delle concessioni al partito di Salvini, la Lega, per esempio sulla Tav, non è disposta a cambiare rotta nonostante nel contratto ci sia la ridiscussione totale dell’opera. Penso quindi, che nonostante Zingaretti abbia sempre sostenuto di non volere alleanze con il M5s, si possa cercare di trovare se non un’alleanza almeno un’intesa su alcuni punti, come il reddito di cittadinanza e le misure messe in campo per contrastare la povertà».

Ha votato alle primarie del Pd?
«No. Ho sempre votato alle primarie del centrosinistra, a cui ho anche partecipato, ma mai a quelle del Pd».

Se l’avesse fatto chi avrebbe scelto?
«Credo che alle primarie del Pd devono votare i sostenitori del Pd, quindi non mi sono mai posto la domanda. Ma credo sia positivo dare questa possibilità agli elettori».

Il centrosinistra vive un momento di estrema difficoltà, secondo lei qual è stato il motivo del crollo e da cosa dovrebbe ripartire per riconquistare gli elettori?
«Devono cercare di innovare le politiche del centrosinistra, non muoversi soltanto su quelle tematiche che possono spostare voti. Non condivido, infatti, la prima iniziativa di Zingaretti che è stata quella di andare a visitare i cantieri della Tav e dirsi favorevole all’opera quando l’Italia in questo momento avrebbe ben altre priorità. Si rischia sempre di inseguire le stesse posizioni degli altri, quando invece c’è da fare molto, dalla mitigazione del rischio idrogeologico alla manutenzione di ponti e ferrovie».

Dal 2008 è presidente della Fondazione UniVerde. Quali sono le vostre attività principali?
«Ho creato questa fondazione insieme a Gianfranco Amendola, magistrato ambientalista, e Domenico De Masi, presidente del comitato scientifico, per promuovere la diffusione dell’informazione e la conoscenza della cultura ecologista. Portiamo avanti quelle battaglie che avevo cominciato da ministro. In questi dieci anni abbiamo salvato l’isola di Budelli che doveva essere acquistata da un banchiere neozelandese; siamo riusciti a sbloccare l’iter per l’istituzione del Parco di Pantelleria e speriamo di farlo anche per gli altri tre parchi siciliani. Portiamo avanti la campagna a tutela dei prodotti tipici italiani contro il falso “made in Italy” ed è in corso la petizione “Stop cibo anonimo” con la quale, insieme a Coldiretti e altre realtà, chiediamo a Bruxelles di rendere sempre obbligatoria l’indicazione di origine della materia prima in etichetta. Tutte iniziative concrete di valorizzazione delle best practices italiane in campo ambientale, dalla campagna nazionale di sensibilizzazione alla tutela del Mare Nostrum “Mediterraneo da remare”, in collaborazione con Marevivo e con l’adesione della Guardia Costiera, alla iniziativa “No plastic” per contrastare l’uso delle plastiche monouso».

Le manca la politica?
«No, non mi manca e non sono in cerca di candidature, anche se periodicamente i quotidiani italiani mi danno candidato da qualche parte, dalle europee alle regionali. Ho ricoperto vari incarichi istituzionali a tutti i livelli: da consigliere comunale di Salerno e di Napoli a deputato, da consigliere regionale a ministro della repubblica nei governi Prodi e Amato. Credo di aver dato il mio contributo alla politica italiana. Sono dieci anni che non mi candido. Diciamo che mi sono appassionato a portare avanti le mie battaglie ambientaliste al di fuori delle istituzioni».

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