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Le analisi di Ponti dal “No Tav” al “Sì Tav”

Spunta un nuovo studio dell’Unione europea in cui la società milanese promuove l’alta velocità. Ma il presidente della Commissione che ha realizzato il documento per il Mit chiarisce: «Non è un’analisi costi-benefici, ma sull’impatto»

Nell’analisi costi-benefici commissionata dal ministero del Trasporti la boccia; in uno studio inedito riservato alla Commissione Europea la promuove. Mentre incalza la bufera nel governo, con Lega e M5s su posizioni sempre più distanti, la società di Marco Ponti finisce nell’occhio del ciclone per aver firmato lo studio dell’Unione europea che promuove l’alta velocità Torino-Lione in termini di posti di lavoro, tempi di percorrenza e benefici per il territorio a livello economico.

“The impact of TEN-T completion on growth, jobs and the environment”, questo è il titolo del documento di 118 pagine redatto da numerosi ricercatori di varie nazionalità tra cui la “Trt trasporti e territorio”, la società milanese di cui Marco Ponti è presidente. Nel documento in mano a Bruxelles, rivelato in esclusiva dal Tg La7 in un servizio di Frediano Finucci, si sottolineano i vantaggi del corridoio Mediterraneo di cui fa parte anche la Torino-Lione, la Tav contestata da Ponti nel documento consegnato al governo in cui parla di perdite per 7 miliardi. Nel documento europeo non si parla di costi ma di impatto. Ed è il diretto interessato a spiegarlo: «Quella non è una analisi costi-benefici, ma sull’impatto, che si basa su analisi di valore aggiunto, che nulla hanno a che fare con la analisi costi-benefici. Non ci sono i costi in quella analisi lì. Non misura i costi, ma il traffico, l’occupazione e l’impatto sulle imprese, l’analisi di impatto si occupa di ipotesi di valore aggiunto».

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Nello studio a cui fa riferimento, Ponti parla di un risparmio di tempo per i passeggeri del 30% e per le merci del 40%. Non solo, i benefici sarebbero evidenti anche in termini di occupazione: per ogni miliardo speso nel cantiere si creerebbero direttamente 15mila posti di lavoro senza contare l’indotto sul territorio. Lo studio dimostra che il corridoio mediterraneo, tra tutti quelli europei, sarà quello che nei prossimi anni creerà più posti di lavoro, 153mila.

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