Politica

Tav, sull’orlo di una crisi di governo

Salvini: «Vediamo chi ha la testa più dura tra me e Di Maio». La replica: «Oltre a forzare una violazione del contratto minaccia pure di far cadere il governo». Mentre il premier Conte manifesta i primi dubbi: «Non sono convinto che questo progetto sia quello di cui l’Italia ha bisogno»

Incastrato nel tunnel della Tav. Il governo può solo andare avanti o indietro. Luigi Di Maio continua a chiedere un provvedimento del Consiglio dei Ministri che blocchi i bandi Telt da 2,3 miliardi per la Tav, Matteo Salvini resta inamovibile sul suo sì all’opera. «Se qualcuno dice che non servono i treni, anch’io vado fino in fondo. Vediamo chi ha la testa più dura» taglia corto il vicepremier leghista. «Comportamento irresponsabile» il commento Di Maio ricordando che c’è un contratto di governo che li unisce.

«Farò di tutto per evitare una crisi di governo», risponde Salvini a «Dritto e rovescio» su Rete4. Ma poi le parole diventano decise: «Nessun ministro della Lega firmerà per fermare i lavori della Tav». «Ci sono posizioni diverse tra Lega e Cinquestelle, io sono favorevole e loro contrari. Ma abbiamo speso dei soldi per scavare chilometri di tunnel sotto una montagna – spiega- Il treno è più veloce e sicure e nessuno mi farà mai cambiare idea su questo». «Spero – ha aggiunto il vicepremier leghista- che nelle prossime ore si riparta con i lavori.»

Poco dopo arriva la risposta di Di Maio: «Abbiamo solo chiesto la sospensione dei bandi per un’opera vecchia di 20 anni, lo abbiamo chiesto perché previsto dal contratto. E cosa fa Salvini? Oltre a forzare una violazione del contratto minaccia pure di far cadere il governo? Se ne assuma le responsabilità di fronte a milioni di italiani. Io questo lo considero un comportamento irresponsabile, proprio mentre siamo in chiusura su due misure fondamentali come reddito e quota 100».

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Un muro contro muro la cui soluzione è affidata ancora una volta al premier Conte, un po’ come era già successo ai tempi della legge di bilancio quando l’Italia era ad un passo dalla procedura d’infrazione europea. Ma questa volta non è riuscito a mantenere la sua equidistanza sul dossier Tav, schierandosi praticamente per il no e sulle posizioni dei grillini. «Non sono affatto convinto che questo progetto sia quello di cui l’Italia ha bisogno», dice senza troppi giri di parole. «Io stesso ho manifesto al tavolo, non muovendo da nessun pregiudizio ideologico o fattore emotivo, ho espresso forti dubbi e perplessità sulla convenienza della Tav e lo ribadisco». La posizione di Conte è supportata, spiega lo stesso premier, dai tecnici: «Che piaccia o meno il professor Ponti ha fatto la sua analisi onorevolmente e in modo molto plausibile. Il punto di riferimento sono gli esperti nominati dal ministro Toninelli presso il Mit». Insomma, l’analisi costi-benefici che non promuove l’opera è assolutamente attendibile per il capo dell’esecutivo. Tanto che «se lo dovessimo cantierizzare oggi mi batterei perché non sia realizzato. Lo dico perché voglio che i cittadini italiani siano messi al corrente costantemente».

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