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Elezioni europee, dove siederanno i partiti italiani all’Europarlamento

Enf, Ppe, Ecr, S&d: sono i gruppi al Parlamento Ue in cui confluiranno le forze politiche dopo il voto del 26 maggio. La Lega sarà la prima delegazione all'interno dei sovranisti di Enf e i Cinquestelle puntano a un nuovo gruppo

Quando mancano quasi due mesi e mezzo dalle elezioni europee non si sa ancora se il Regno Unito dovrà eleggere o meno i suoi rappresentanti al parlamento europeo. Ma se Theresa May riuscisse nella sua impresa impossibile di far accettare entro il 29 marzo alla Camera dei comuni l’accordo con l’Ue sulla Brexit, la composizione dell’Europarlamento subirebbe una leggera contrazione.

L’effetto Brexit farebbe passare l’aula da 751 a 705 seggi, perché dei 73 posti assegnati al Regno Unito soltanto 27 saranno riallocati tra 14 stati membri. E tra questi c’è anche l’Italia che passa da 73 a 76 rappresentanti. Dai popolari ai socialisti, dai conservatori e all’estrema sinistra: sono alcuni dei gruppi al Parlamento Ue dove confluiranno i partiti italiani dopo le Europee. La Lega di Matteo Salvini siede nell’Enf (Europe of Nations and Freedom – “Europa delle nazioni e della libertà”), che riunisce partiti euroscettici, xenofobi e sovranisti. Mentre il M5s di Luigi Di Maio, finora al fianco dell’Efdd (Europa della Libertà e della Democrazia Diretta), ha in mente di creare un nuovo gruppo in vista del voto del 26 maggio con lo Zivi Zid (in italiano Barriera umana) della Croazia, lo Kukiz’ 15 della Polonia, il Movimento Liike Nyt (in italiano Movimento adesso) della Finlandia e l’Akkel (in italiano Partito dell’agricoltura e allevamento) della Grecia.

L’Enf si è formato un anno dopo l’inizio della scorsa legislatura nel 2014. Capofila Marine Le Pen, che con i suoi 23 eurodeputati rappresentava la delegazione più numerosa. Un primato che con le prossime elezioni potrebbe passare alla Lega, che con i suoi 28 eurodeputati, secondo gli ultimi sondaggi, diventerebbe anche il secondo partito dell’Europarlamento. Gli alleati nel gruppo sono l’FPÖ austriaco (i populisti di destra alleati di governo di Sebastian Kurz), gli olandesi del Pvv di Geert Wilders, dove scontro di civiltà e xenofobia sono i punti cardine del programma, e i nazionalisti fiamminghi del Vlaams Belang. Tra le new entry, sempre stando alle ultime rilevazioni dell’Eurocamera, la Bulgaria con un seggio per Volya (filorussi anti-migranti) e la Repubblica ceca con Spd (euroscettici, xenofobi e a favore della democrazia diretta).

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Forza Italia confluirà nella grande famiglia di centrodestra, il Partito popolare europeo, a oggi il gruppo più numeroso nell’Europarlamento con 217 rappresentanti. Silvio Berlusconi ha già annunciato la sua candidatura. La delegazione più numerosa nel Ppe sono i cristiano-democratici di Angela Merkel della Cdu, insieme agli alleati bavaresi della Csu. Ma i popolari lottano da mesi contro la loro spina nel fianco: è Fidesz di Viktor Orban, l’alleato sovranista di Matteo Salvini. Dopo mesi di avvertimenti non recepiti dal premier di Budapest, nei confronti dell’Ungheria l’Europa ha attivato la procedura dell’articolo 7, che può portare anche a pensanti sanzioni. C’è chi dentro al Ppe vuole espellere Fidesz dal gruppo, ma eliminarlo dai popolari significa ingrossare le file dei sovranisti e ridurre quelle dei moderati, che alle prossime elezioni perderebbero oltre 30 seggi.

Per Fratelli d’Italia al Parlamento europeo non ci dovrebbero essere variazioni: secondo i sondaggi avranno 4 deputati come oggi. Fanno parte dell’Ecr, il gruppo dei conservatori e riformisti che al suo interno riunisce anche euroscettici e liberali di destra e centro-destra. La delegazione più numerosa sarà quella polacca con Diritto e Giustizia (Pis), il partito al governo di Jaroslaw Aleksander Kaczyński.

Il partito democratico fa parte dell’S&d, i socialisti e democratici, che come i Popolari vedrebbero i seggi ridursi sensibilmente dopo le elezioni: da 186 a 135, con un’emorragia ancor più significativa rispetto al centrodestra. I sondaggi segnalano però che il Pd è il partito che all’interno del gruppo perderà più eletti, e ne avrà solo 17 rispetto ai 31 di oggi. Una proiezione lontanissima dal risultato di cinque anni fa, quando i dem guidati da Matteo Renzi avevano trionfato col 40% delle preferenze e 31 eletti.

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