Salute

Sindrome del naso vuoto, come evitarla con la chirurgia laser

Le nuove tecniche chirurgiche mininvasive permettono di trattare le patologie ostruttive del naso lasciando integra la superficie della mucosa e rispettando l’anatomia delle strutture nasali

La sindrome del naso vuoto è una patologia che ad oggi rimane poco conosciuta, anche se la sua diffusione è in costante aumento. Si tratta di una condizione che provoca eccesso di flusso nasale o completa mancanza, ed è causata dall’aumento del ricorso alla chirurgia estetica, ma anche della chirurgia funzionale, per via di molteplici interventi a carico dei turbinati. L’asportazione parziale o totale dei turbinati, l’atrofia dei turbinati conseguente a interventi chirurgici, gli interventi chirurgici al setto nasale modificano la fisiologica dinamica del flusso d’aria che non riesce a regolarizzarsi, provocando un rallentamento e riducendo la stimolazione dei recettori olfattivi. Tale situazione determina nel tempo difficoltà respiratorie, poiché il sistema nervoso centrale interpreta l’insufficiente flusso d’aria come sensazione di soffocamento. Oggi con la chirurgia laser, invece, si può procedere alla decongestione dei turbinati e all’asportazione dei polipi nasali lasciando integra la superficie della mucosa e rispettando l’anatomia e la funzionalità delle strutture nasali.

I sintomi caratteristici della sindrome da naso vuoto (o Empty Nose Syndrome) sono per lo più cronici: sensazione di secchezza nasale, secrezioni nasali che si rapprendono in croste, sensazione di naso chiuso nonostante l’ampio spazio esistente nella fossa nasale, sensazione di soffocamento, ansia, difficoltà nella concentrazione e depressione. Tutto ciò dipende dalla mancata funzione dei turbinati, strutture cavernose, necessari per depurare, umidificare e riscaldare l’aria inspirata in relazione alla temperatura esterna ed in modo che l’aria possa arrivare ai bronchi ad una temperatura idonea a non innescare il broncospasmo.

La diagnosi prevede una rinofibroscopia con ottica flessibile, la citologia nasale, l’analisi anatomopatologica della mucosa nasale, lo studio batteriologico e la TAC in alta risoluzione del naso e dei seni paranasali. La terapia consiste nel ripristinare le resistenze nasali riducendo il volume delle cavità nasali, in modo che il flusso di aria inspirata abbia sufficiente energia per arrivare alle alte vie aeree, e consenta una sensazione reale di passaggio d’aria, con una graduale riduzione e scomparsa dei sintomi.

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Bisogna ripristinare un’anatomia delle cavità nasali quanto più possibile simile a quella esistente prima degli interventi chirurgici a cui il paziente si è sottoposto, responsabili della sindrome del naso vuoto. Tutto ciò è possibile con la tecnica dell’autotrapianto, utilizzando materiale biologico autologo, più idoneo all’attecchimento e alla stabilizzazione, escludendo invece materiali non biologici o eterologhi. Viene in aiuto all’otorinolaringoiatra la Chirurgia Rigenerativa Prp, utilizzando i fattori di crescita piastrinici esistenti nel siero centrifugato del paziente. Si esegue un banalissimo prelievo ematico utilizzando una provetta sterile, monouso in cui ci sono i fattori di attivazione piastrinica. La provetta successivamente si pone in centrifuga per qualche minuto e in questo caso si ottiene il Prp non troppo denso, in modo che possa essere infiltrato con una siringa sottile a livello della mucosa atrofica del turbinato. Tutto ciò è eseguito ambulatorialmente, in anestesia locale, non necessità di tamponi nasali, è indolore, non invasivo e il paziente può subito tornare alle proprie attività.

La sindrome del naso vuoto è quasi totalmente azzerata se si pratica la chirurgia mininvasiva laser o RQM per il trattamento delle patologie nasali. Molto spesso il paziente accusa ostruzione nasale per evidente ipertrofia dei turbinati o “rinite ostruttiva”. Altra patologia ostruttiva sempre più in aumento è la poliposi nasale. I pazienti affetti da rinite ostruttiva o da poliposi nasale, riferiscono difficoltà respiratoria nasale, scolo di secrezione siero-mucosa dal naso alla gola con conseguente alitosi e faringo-tonsilliti recidivanti, cefalea, secchezza della mucosa orale, episodi di rino-sinusiti per mancata ventilazione dei seni paranasali e alterazione dell’odorato. Questi pazienti, inoltre, riferiscono roncopatia ed episodi di apnea notturna con possibili ed eventuali complicazioni neurologiche e cardio-polmonari. Le forme più lievi d’ipertrofia dei turbinati o di poliposi nasale possono essere trattate con cortisonici locali ed eventualmente con antistaminici, quando, però la rinite ostruttiva e la poliposi nasale non rispondono più a tali trattamenti, l’unica soluzione è quella di ridurre la mucosa che riveste il turbinato o praticare la polipectomia nasale.

Si può quindi ricorrere alla decongestione dei turbinati nel caso dell’ipertrofia dei turbinati o alla polipectomia nasale, nel caso della poliposi nasale, con laser a diodi che ha lo scopo rispettivamente di ridurre la dimensione dei turbinati ipertrofici o di asportare i polipi nasali creando più spazio al passaggio dell’aria inspirata. Una tecnica moderna, semplice, rapida e indolore che rappresenta una validissima alternativa agli interventi tradizionali che alteravano l’anatomia del naso come la turbinotomia (resezione parziale del turbinato) e la turbinectomia (l’asportazione totale del turbinato).

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La laser chirurgia si esegue in regime ambulatoriale, in anestesia locale di contatto (utilizzando uno spray anestetico, senza iniezioni), utilizzando una fibra laser, che ha la funzione di vaporizzare l’acqua contenuta nelle cellule della mucosa che riveste il turbinato, causando una immediata e netta riduzione delle dimensioni dello stesso lasciando integra la superficie della mucosa e rispettando l’anatomia delle strutture nasali. Nel caso della poliposi nasale la fibra laser inizialmente apre in due la formazione polipoide ne vaporizza successivamente il contenuto acquoso e successivamente permette di asportare i residui del polipo stesso. La seduta laser dura in media cinque minuti per lato, nel caso della decongestione del turbinato, circa 30 minuti nel caso della poliposi nasale, e il paziente potrà ritornare a casa dopo senza tamponi nasali e senza nessuna limitazione nelle mansioni quotidiane. I turbinati, quindi, dopo questo trattamento mantengono tutte le loro funzioni di filtrazione, riscaldamento ed umidificazione dell’aria inspirata, senza incorrere nella sindrome del naso vuoto.

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Daria Caminiti

Specialista in Otorinolaringoiatria. Dottore di ricerca in scienze audiologiche e otorinolaringoiatriche Università degli Studi di Catania. Responsabile del Servizio di Day Surgery di otorinolaringoiatria presso la Casa di Cura Villa Salus di Messina convenzionata con il S.S.N. Responsabile dell’Equipe Siciliana di diagnosi, cura e riabilitazione dell’acufene. Esperta in Allergologia. Medico otorinolaringoiatra Casa di Cura San Camillo di Messina. Consulente Tecnico d’Ufficio o CTU del Tribunale di Messina.

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