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L’esempio di Greta: studenti in piazza per il pianeta in 123 Paesi

Evento record in oltre duemila città nel mondo. «In tutta Italia siamo un milione», dicono gli organizzatori della manifestazione. La battaglia per il clima ispirata da una sedicenne: «Non vogliamo le vostre speranze, vogliamo che vi uniate a noi»

Diecimila a Firenze, trentamila a Roma, centomila a Milano. Il Global Strike For Future, lo sciopero generale per il pianeta lanciato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, è un evento record: «In tutta Italia siamo un milione», dicono gli organizzatori della manifestazione. L’altissima partecipazione era però prevista: all’ultimo appello lanciato da Greta su Twitter avevano aderito movimenti di studenti di 123 Paesi diversi, con manifestazioni previste in 2.052 città ai quattro angoli del pianeta. Da settimane il nuovo movimento degli studenti, trainato da Greta e da altri giovani leader ambientalisti, chiede a gran voce ai governi dei rispettivi Paesi politiche più incisive contro il riscaldamento globale.

«Non vogliamo le vostre speranze, vogliamo che vi uniate a noi», ha scritto la giovane attivista Greta Thunberg, pubblicato su Faz online, in occasione della prima manifestazione globale per il clima. «Questo sciopero viene fatto oggi – da Washington a Mosca, da Tromso a Ivercargill, da Beirut a Gerusalemme, da Shanghai a Mumbai – perché i politici ci hanno abbandonato», ha scritto l’attivista sedicenne svedese. «Abbiamo assistito a trattative lunghe anni per accordi sul clima miseri, abbiamo visto imprese a cui è stata dato il via libera per scavare la nostra terra, trivellare sotto il nostro suolo e per i loro profitti bruciare il nostro futuro. I politici conoscono la verità sul cambiamento climatico e ciononostante hanno ceduto il nostro futuro agli approfittatori, il cui desiderio di denaro veloce minaccia la nostra esistenza», prosegue il testo pubblicato sull’edizione online di una delle principali testate tedesche.

L’idea del “Venerdì per il futuro” è nata in seguito alla protesta iniziata da Greta Thunberg diventata il simbolo del nuovo movimento ambientalista studentesco e adesso proposta per il Nobel per la Pace. Greta il 20 agosto del 2018 decise di non presentarsi più a scuola fino al 9 settembre seguente, giorno delle elezioni politiche, chiedendo al governo di occuparsi più seriamente del cambiamento climatico, adottando politiche più incisive per ridurre le emissioni di anidride carbonica, tra i principali gas serra. La protesta era nata in seguito a un’estate particolarmente calda in Svezia, che aveva portato a numerosi ed estesi incendi nel Paese. Invece di andare a scuola, ogni giorno la studentessa si presentava davanti alla sede del Parlamento svedese a Stoccolma portando con sé il cartello “Skolstrejk för klimatet” (“Sciopero scolastico per il clima”). Dopo le elezioni politiche, Greta tornò a scuola, assentandosi comunque di venerdì per proseguire la sua protesta davanti alla sede del Parlamento. La storia della giovane attivista svedese è stata ripresa da alcuni media locali e gradualmente ha superato i confini della Svezia, finendo su giornali e televisioni di mezzo mondo. Mese dopo mese, la sua protesta è diventata la fonte d’ispirazione per altri studenti, che in diversi paesi hanno iniziato a organizzare marce e manifestazioni sul clima, sempre di venerdì.

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La storia della sedicenne svedese ha ispirato tanti giovani che in tutto il mondo sono scesi in piazza per salvare il pianeta. «Tanti giovani ricordano a tutti e chiedono a tutti e soprattutto alle istituzioni, di agire per difendere il clima e l’ambiente sulla terra», ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il suo intervento all’Università Politecnica delle Marche.«Il climate change è la sfida cruciale per la salvaguardia del futuro del nostro pianeta. I Capi di Stato e di Governo non solo hanno l’obbligo morale di ascoltare il grido d’allarme che si sta sollevando oggi da ogni angolo del mondo, ma devono concretamente adoperarsi. L’ignavia sarebbe una imperdonabile colpa storica», ha scritto il premier Giuseppe Conte in un intervento su Facebook. «Il mio governo – aggiunge Conte – non ha nessuna intenzione di sottrarsi a questo impegno. In questi mesi, sin dal mio discorso di insediamento alle Camere, ho sempre posto l’Italia al centro dei Paesi più sensibili per il climate change, per il rispetto dell’accordo di Parigi e per l’economia circolare. Nelle varie sedi internazionali, ogni volta che ne ho avuto l’occasione, ho sempre sollecitato con forza tutti gli altri leader a orientare tutti i nostri Paesi verso questo comune obiettivo e, in particolare, l’Unione europea verso il raggiungimento dell’agenda 2030. Questa sarà una delle sfide in assoluto più importanti che stiamo affrontando e che sarà chiamata ad affrontare la nuova Commissione europea. Sappiamo di avere ancora molta strada da percorrere e oggi la presenza di migliaia di giovani nelle piazze ci dà un ulteriore stimolo per andare avanti».

Anche il Parlamento europeo sostiene le manifestazioni e lo sciopero globale. I deputati chiedono ai governi nazionali, regionali e locali, così come all’Ue, di intraprendere azioni concrete e rapide per non superare il limite climatico di 1,5 gradi. In una risoluzione approvata ieri, i deputati del Parlamento europeo hanno presentato le loro proposte sulla strategia di riduzione delle emissioni contro i cambiamenti climatici. Nella risoluzione non vincolante, adottata con 369 voti favorevoli, 116 voti contrari e 40 astensioni, i deputati affermano che solo due degli otto scenari proposti dalla Commissione europea nella comunicazione di novembre consentirebbero all’Ue di raggiungere, entro il 2050, l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra e che tale obiettivo sia l’unico compatibile con gli impegni dell’Unione nel quadro dell’accordo di Parigi sul clima.

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