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Cambiamenti climatici, il futuro è nelle fonti rinnovabili

Siamo ancora molto lontani dagli obiettivi di Parigi: i combustibili fossili dominano ancora il sistema globale dell’energia. Un cambiamento è possibile, basta volerlo

«Perché dovrebbe importarmene delle generazioni future? Cosa hanno fatto loro per me?». Questa battuta di Groucho Marx, attore comico della prima metà del secolo scorso, citata da Enrico Giovannini nel suo “L’Utopia Sostenibile” mette in luce chiaramente quali siano le difficoltà di agire con determinazione sui temi della sostenibilità del cambiamento climatico. Il “Friday For Future” è in qualche modo una risposta alla domanda retorica di Groucho Marx. È un appello alla solidarietà tra generazioni. Sono proprio le generazioni più giovani che chiedono azioni più incisive e urgenti ai propri governi sul tema dei cambiamenti climatici.

Non la stiamo vincendo la battaglia per salvare il mondo dagli effetti più catastrofici del riscaldamento globale. Gli impegni presi dai singoli Stati a Parigi nel 2015, per limitare l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi, sono rimasti ancora largamente sulla carta. Intanto continuano ad aumentare le emissioni dei gas serra, con i Paesi ricchi che non tagliano e i Paesi emergenti che spingono sullo sviluppo tradizionale. Sono gli scienziati a dirci che dobbiamo arrivare a emissioni nette zero massimo entro il 2050 a livello mondiale. Ma bisogna volerlo fare: bisogna elettrificare il trasporto e il riscaldamento, ridurre gli sprechi usando l’energia in modo efficiente, rendere pulita la produzione di energia elettrica, estraendo meno possibile gas, petrolio e carbone.

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L’Italia è al diciannovesimo posto nella classifica mondiale delle emissioni di gas serra. I numeri dell’Ispra relativi al 2017 (gli ultimi disponibili) dicono che siamo faticosamente in linea con gli obiettivi fissati dall’Europa per il 2020: poco o nulla è stato fatto per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti (che pesa un quarto del totale nazionale) e del riscaldamento (che vale un quinto del totale, più o meno come l’attività industriale). Piccoli miglioramenti si sono visti in materia di agricoltura e rifiuti.

Bisogna ancora fare tanto. E le energie rinnovabili sono l’unica strada perseguibile. Lo hanno capito anche i bambini e i ragazzi scesi in piazza per il Global Strike For Future. Abbiamo 80mila morti premature all’anno in Italia per l’inquinamento. Nove milioni nel mondo. Abbiamo nuove tecnologie ormai efficienti per poter tagliare i consumi e sostituire con le fonti rinnovabili carbone e petrolio. Il costo dell’elettricità da vento e sole, in molte aste internazionali, è oggi al di sotto di quello del carbone. Oggi non inquinare conviene, anche economicamente. Di contro l’aumento di episodi climatici estremi sta facendo danni economici e sociali immensi. Inoltre trasportare le merci via fiume o mare, e utilizzare i nuovi vagoni ferroviari che permettono di caricare e scaricare container quasi ovunque, taglierebbero enormemente i costi dei sistemi distributivi, facendo diminuire i prezzi dei prodotti oltre a ridurre l’inquinamento e l’effetto serra. Forse siamo ancora in tempo per salvare il nostro futuro.

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