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La Francia tra le proteste dei gilet gialli e le promesse di Macron

Dopo due mesi e mezzo di riunioni, il governo deve avanzare delle risposte alla moltitudine di richieste venute fuori dal "Grand Débat”. Ma il malessere sociale non si è placato: i gilet gialli devastano Parigi nella XVIII giornata di manifestazioni

Il “Grand Débat” è finito ufficialmente ieri, dopo due mesi e mezzo di riunioni. Adesso, come ha detto il presidente francese Emmanuel Macron, inizia la fase più delicata quella delle risposte a una moltitudine di richieste, proposte e progetti. Ma il malessere sociale non si è placato: i gilet gialli sono di nuovo in piazza per il XVIII atto della protesta. E nel centro di Parigi si sono verificati scontri tra manifestanti e polizia con vetrine infrante e lancio di lacrimogeni. Un palazzo è stato dato alle fiamme.

È la prova decisiva per capire se e come il movimento dei Gilet gialli può continuare quattro mesi dopo l’esordio. Nella prima giornata di mobilitazione, il 17 novembre, la protesta aveva radunato 282mila persone in tutto il Paese. Sabato scorso solo 28mila, dieci volte in meno. Si annuncia dunque una nuova fase del movimento di protesta in cui i gilet gialli vogliono tentare di riprendere forza. «Adesso passiamo alle cose serie» ha promesso Eric Drouet, uno dei leader del movimento. E la capitale è sotto scacco dei manifestanti.

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Sono ore particolarmente critiche sugli Champs Elysées, dove sono entrati in azione i violenti a volto coperto. Dalle immagini che circolano sui media francesi e sul web, si vedono i manifestanti cercare di attaccare un camion della gendarmeria, mentre altri provano a rompere le barricate. La polizia ha risposto con lacrimogeni e cannoni d’acqua, mentre dai black bloc vengono lanciati ciottoli e pietre. Per arginare la spirale di violenza sono stati dispiegati 5mila agenti. Sono stati saccheggiati alcuni negozi, tra cui il ristorante di lusso Fouquet’s e un punto vendita di Hugo Boss. Undici persone sono rimaste ferite dopo che i manifestanti hanno dato alle fiamme un palazzo nei pressi degli Champs Elysees. Il fuoco è stato appiccato nella filiale di una banca in un edificio in Franklin Roosevelt Avenue. “Le persone che hanno commesso questo atto non sono né manifestanti né dei rivoltosi: sono degli assassini”, ha scritto su Twitter il ministro dell’Interno francese, Christophe Castaner.

La manifestazione del 16 marzo è stata indicata da tempo da alcuni portavoce del movimento come simbolica. Non solo per l’anniversario, ma anche perché arriva all’indomani della fine del “Grand Débat” con cui Emmanuel Macron è riuscito a sviare una parte della mobilitazione nelle migliaia di dibattiti cittadini organizzati in giro per la Francia. Il primo ministro Edouard Philippe ha accennato a qualche proposta, molto simbolica, dal ritorno all’indicizzazione delle pensioni sull’inflazione fino a una grande riforma dell’alta amministrazione.

Attraverso un’analisi tecnica affidata a istituti statistici privati, verranno individuate le principali domande, venute fuori da più di 10mila riunioni che si sono tenute in tutto il paese da metà gennaio, 1,4 milioni di contributi on line, 16mila cahiers de doléances compilati nei comuni. La restituzione ufficiale dei risultati del Grande Dibattito attorno ai 4 temi scelti da Macron – democrazia e cittadinanza, transizione energetica, fisco e spesa pubblica, democrazia e cittadinanza – è prevista per metà aprile. Ma Macron continuerà le riunioni fino all’estate, in quella che ormai viene definita una «campagna permanente» (che si incrocia forzatamente con quella per le europee del 26 maggio), perché con questo sistema ha ritrovato uno slancio che sembrava compromesso del tutto. Il problema è che alle riunioni dei cittadini ha partecipato una parte della popolazione, che non coincide necessariamente con quella che ha animato la protesta dei gilet gialli.

 

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