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Lorenzo Orsetti e la sua ultima battaglia contro l’Isis

Il volontario italiano, ucciso in Siria, combatteva con i curdi nell'attacco alla roccaforte di Baghuz. La lettera testamento: «Se leggete questo messaggio, me ne sono andato con il sorriso sulle labbra»

«Se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo». Inizia così il testamento spirituale di Lorenzo Orsetti ucciso in Siria mentre combatteva con i curdi al fianco del Siryan Democratic Force, l’alleanza delle milizie arabo e curde contro l’Isis. Trentatré anni, fiorentino, nome di battaglia Tekoşer, si trovava da un anno e mezzo nel nord-est del Paese. «Non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto – si legge nella lettera –  difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà. Quindi nonostante questa prematura dipartita, la mia vita resta comunque un successo, e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio».

La lettera è stata pubblicata sui social network da Claudio Locatelli, trentaduenne gestore della pagina Facebook “Il giornalista combattente”, lui stesso ex volontario a Ar Raqqa. «Vi auguro tutto il bene possibile – continua la lettera di Orsetti – e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto), decidiate di dare la vita per il prossimo perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l’individualismo e l’egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza. Sono tempi difficili, lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza: mai! Neppure per un attimo. Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l’uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza e di infonderla nei vostri compagni. E proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve. E ricordate sempre che ‘ogni tempesta inizia con una singola goccia’. Cercate di essere voi quella goccia. Vi amo tutti, però farete tesoro di queste parole». Poi un saluto: «Serkeftin», che in curdo significa “vittoria”, e una firma: «Orso, Tekoşer, Lorenzo».

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La notizia della morte di Lorenzo Orsetti è stata confermata anche da fonti di sicurezza italiane e la Farnesina sta ultimando le verifiche. A Baghuz è in corso la battaglia contro le ultime sacche di resistenza dell’Isis: Orsetti, assieme al suo battaglione, sarebbe caduto in un’imboscata e poi rimasto ucciso nello scontro a fuoco. «Mi ha telefonato il suo comandante curdo e mi ha detto che Lorenzo è morto insieme a tutti quelli del suo gruppo in un contrattacco dell’Isis – ha confermato Alessandro Orsetti, il padre di Lorenzo – Sembra che il suo gruppo sia stato accerchiato, era con una unità araba, ma non so cosa significhi esattamente da un punto di vista militare. Li hanno uccisi tutti».

Orsetti in un’intervista al Corriere Fiorentino l’anno scorso aveva raccontato così la motivazione della sua decisione di partire: «Mi chiamo Lorenzo, sono nato e cresciuto a Firenze. Ho lavorato per 13 anni nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa. L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi».

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