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Via della Seta, Xi Jinping e Conte firmano il memorandum

L'Italia è il primo Paese del G7 a sottoscrivere l’intesa sul discusso maxi piano infrastrutturale della Repubblica popolare cinese. Firmati altri 29 accordi commerciali e istituzionali

E alla fine la firma del discusso memorandum sulla Via della Seta è arrivata. Il presidente cinese Xi Jinping e il premier Giuseppe Conte a Villa Madama hanno sottoscritto l’intesa tra Italia e Cina sulla “Belt and Road Initiative” e altri 29 accordi istituzionali e commerciali, di cui 19 istituzionali e 10 commerciali, per un valore potenziale di 20 miliardi. L’Italia è il primo Paese del G7 a sottoscrivere un accordo sul maxi progetto industriale, commerciale e infrastrutturale della Repubblica popolare.

«Italia e Cina devono impostare relazioni più efficaci e costruire meglio rapporti che sono già molto buoni», ha detto il premier Giuseppe Conte nel corso del bilaterale con Xi Jinping. A firmare le intese principali, per la parte italiana, è stato il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Dall’altra parte del tavolo, il presidente della National Development and Reform Commission, He Lifeng. Nella delegazione italiana, spiccava l’assenza di Matteo Salvini. «Non mi si dica che la Cina è un paese con il libero mercato», ha detto il vicepremier leghista dal forum di Cernobbio aggiungendo comunque di essere contento della visita del presidente cinese e dell’apertura dei mercati «a parità di condizioni».

Il cuore dell’accordo tra Roma e Pechino è la Nuova via della Seta. Le altre diciannove intese istituzionali, vanno dalla promozione della collaborazione tra startup innovative all’accordo tra governi per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, passando per un protocollo sui requisiti fitosanitari per l’esportazione di agrumi freschi dall’Italia alla Cina e un memorandum sulla prevenzione dei furti, degli scavi clandestini, importazione, esportazione, traffico e transito illecito di beni culturali e sulla promozione della loro restituzione.

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Dopo gli accordi istituzionali, è stata la volta di quelli delle aziende. Si sono alternati a firmare i manager di Eni, Cdp, Snam e altre importanti realtà economiche italiane e cinesi. Due gli accordi sui porti alla firma a Villa Madama tra Italia e Cina. Il primo riguarda Trieste con un’intesa di cooperazione tra l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale-Porti di Trieste e Monfalcone e China Communications Construction Company. Il secondo è per Genova con un accordo di cooperazione tra il Commissario Straordinario per la Ricostruzione di Genova, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e China Communication Construction Company.

L’elenco delle intese firmate doveva in realtà essere più lungo, si parlava di una cinquantina, ma le polemiche degli ultimi giorni, con le preoccupazioni di Stati Uniti e Unione europea per un’eccessiva penetrazione di Pechino nell’economia italiana, hanno portato a una riduzione degli accordi, soprattutto nei settori più sensibili. Frenata in particolare sulle telecomunicazioni: congelato l’accordo di ricerca tra Huawei e un Politecnico italiano. Due i gemellaggi: tra Verona e Hangzhou e tra l’Associazione per il patrimonio dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato e il comitato di gestione per il patrimonio dei “Terrazzamenti del Riso di Honghe Hani” dello Yunnan. La Rai ha firmato un memorandum con China media group e l’agenzia Spaziale Italiana con la China National Space Administration.

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