Italia

Cesare Battisti ha confessato quattro omicidi

Per la prima volta l’ex terrorista dei Pac ammette di aver ucciso e chiede scusa ai parenti delle persone assassinate: «È stata una guerra giusta, ma mi rendo conto del male che ho fatto»

Dopo quasi 40 anni di latitanza e a due mesi dall’arresto in Bolivia, Cesare Battisti si dichiara colpevole. Dal carcere di Oristano, dove è recluso, ha ammesso tutto: i quattro omicidi, le gambizzazioni, le rapine. «È stata una guerra giusta, ma ora chiedo scusa alle vittime», ha detto l’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo. «L’ammissione di Battisti fa giustizia di tante polemiche che ci sono state in questi anni, rende onore alle forze dell’ordine e alla magistratura di Milano e fa chiarezza su un gruppo, i Pac, che ha agito dalla fine degli anni ’70 in modo efferato», ha detto il procuratore capo Francesco Greco, che ha reso nota l’ammissione fatta dall’ex terrorista.

Cesare Battisti ha, quindi, ammesso di avere avuto un ruolo materiale o come mandante in quattro morti: quella del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, quella del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, che militava nel Msi, uccisi entrambi da gruppi dei Pac il 16 febbraio 1979, il primo a Milano e il secondo a Mestre; e quella dell’agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978. Battisti si era finora sempre dichiarato innocente. Ma adesso ha ammesso per la prima volta le proprie responsabilità di fronte al pm Alberto Nobili e alla dirigente dell’Antiterrorismo della Digos, Cristina Villa, nel carcere di Oristano.

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«Ha ammesso tutti gli addebiti, ossia i quattro omicidi, tra cui due di cui è stato esecutore – spiegato Nobili È un riconoscimento importantissimo al lavoro dei magistrati, una sorta di onore delle armi per chi lo ha inquisito». E in effetti quella di Battisti è praticamente una confessione, seppur senza alcun pentimento. E senza alcuna accusa a terzi. «Io parlo delle mie responsabilità, non farò i nomi di nessuno», ha spiegato al pm l’ex primula rossa, ammettendo che «quello che è stato ricostruito nelle sentenze definitive sui Pac corrisponde al vero».

Battisti non si è pentito ma ha ammesso di aver provocato dolore, chiedendo scusa ai parenti delle persone assassinate: «Mi rendo conto del male che ho fatto e mi viene da chiedere scusa ai familiari delle vittime». Ricercato per 37 anni, il latitante ha anche sostenuto di non aver avuto «alcuna copertura occulta». «Battisti – ha spiegato Nobili –  si è avvalso delle sue dichiarazioni di innocenza per avere aiuti da organizzazioni di estrema sinistra sia in Francia, Messico e Brasile, e dello stesso Lula. In tutti questi anni ha anche lavorato parecchio, ha scritto quattro libri e molti articoli e in Francia ha lavorato per una tv».

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