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Russiagate, per il rapporto Mueller Trump non ha cospirato con Mosca

Il procuratore generale Barr ha presentato le prime conclusioni del cosiddetto «Rapporto Mueller»: non ci sono prove di una «cospirazione» dello staff del presidente con la Russia per influenzare le elezioni del 2016, ma rimane irrisolta la questione dell’ostruzionismo alle indagini

Il dipartimento Giustizia americano ha dichiarato che le indagini del procuratore speciale Robert Mueller non hanno trovato prove di una «cospirazione» dello staff di Trump con la Russia per influenzare le elezioni del 2016. Tuttavia, ha specificato il procuratore generale William Barr, questo «non esonera» il presidente dall’accusa di ostruzionismo sul normale corso della giustizia. Il reato, se confermato, può portare alla procedura di impeachment, ma la decisione sarà affidata al Congresso. È quanto emerge da un sommario di quattro pagine realizzato dallo stesso Barr sulla base del cosiddetto «Rapporto Mueller», il rapporto che riassume i frutti delle indagini condotte da Mueller nell’arco di quasi due anni.

Per Trump è un verdetto di fondamentale importanza. «Non c’è collusione, non c’è ostruzione. Completa e totale assoluzione», scrive il presidente degli Stati Uniti su Twitter. Un risultato netto, senza ambiguità: il presidente Trump e i suoi più stretti collaboratori, il primogenito Donald jr e il genero Jared Kushner, i lobbisti Paul Manafort e Roger Stone, il generale Michael Flynn e tutti gli altri, non hanno tramato con emissari di Putin per ostacolare la candidatura di Hillary Clinton.

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Certo, i democratici potranno cercare altri spunti nelle carte, se e quando saranno pubblicate in forma integrale. Certo, restano i pesanti sospetti sugli affari della Trump Organization, sulle finanze personali del presidente, sugli assegni per pagare il silenzio di pornostar e modelle, più altro ancora. Ma «la nube nera», come l’aveva definita lo stesso Trump, l’infamante accusa di aver stretto un patto indecente con il nemico per vincere le elezioni, viene spazzata via dopo 22 mesi di indagini.

Per quanto riguarda il secondo capo d’accusa, «ostruzione della giustizia», «il super procuratore non raggiunge una conclusione, in un senso o nell’altro, quando si tratta di verificare se la condotta del presidente costituisca o no “ostruzione”. Il super procuratore stabilisce che mentre questo rapporto non conclude che il presidente abbia commesso un crimine, nello stesso tempo non lo scagiona del tutto», scrive Barr. In altri termini: Mueller non ha raccolto prove sufficienti per dimostrare che Trump abbia sabotato le indagini e quindi lascia la valutazione al Dipartimento di Giustizia.

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