Economia

«L’Italia è ferma»: Confindustria azzera le stime del Pil

Il Centro studi degli industriali ha ridotto la stima da +0,9% a zero. Pesano «una manovra di bilancio poco orientata alla crescita» e «il progressivo crollo della fiducia delle imprese»

Il Centro studi di Confindustria parla di una «Italia ferma» e azzera le previsioni per il Pil 2019 (già ribassate a ottobre al +0,9%). Secondo l’ente, pesano «una manovra di bilancio poco orientata alla crescita», «l’aumento del premio di rischio che gli investitori chiedono» sui titoli pubblici italiani, «il progressivo crollo della fiducia delle imprese». Un allarme che fa il pari con quello del governatore di Bankitalia Ignazio Visco: «In Italia – ha detto – si è registrato un rallentamento dell’attività economica nell’ultimo scorcio dello scorso anno proseguito anche nei primi mesi del 2019». «Lega e 5 Stelle sono corresponsabili di una situazione economica pericolosissima e dannosa per imprese e cittadini italiani» ha scritto su Twitter il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, commentando i dati del report Confindustria.

Il governo nelle sue previsioni ha indicato per il 2019 una crescita dell’1% ma nessuno tra istituzioni e centri studi economici fino ad oggi si è avvicinato a questo numero. Il Fondo Monetario ha stimato una crescita allo 0,6%, la Commissione europea allo 0,2% e l’Ocse ha messo per iscritto invece un calo dello 0,2%. Tutt’altro che buone sono anche le previsioni che risultano dal rapporto del Centro studi di Confindustria. «Nel 2019 la domanda interna risulterà praticamente ferma e una recessione potrà essere evitata solo grazie all’espansione, non brillante, della domanda estera. A meno che – avverte il rapporto del Centro studi – non si realizzi l’auspicato cambio di passo nella politica economica nazionale».

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L’associazione delle imprese è scettica anche sui dati in arrivo dal mercato del lavoro: «Per ora non si vede un’inversione di tendenza nei contratti», i lavoratori dipendenti «sono tendenzialmente fermi, c’è un calo del lavoro a termine ma non è ancora compensato dai contratti a tempo determinato». «Alle spalle ci siamo lasciati un anno a due velocità – sottolinea Confindustria – visto che nei primi 6 mesi l’occupazione è cresciuta di 198.000 unità mentre nel II semestre è calata di 84.000. Nel 2019 l’occupazione resterà sostanzialmente stabile (+0,1%) e aumenterà dello 0,4% nel 2020».

Gli economisti di Confindustria rilevano in particolare «due elementi sfavorevoli che si sono determinati nella seconda metà del 2018» e che «hanno contribuito in misura marcata al deterioramento dello scenario. Il 2019 li eredita entrambi». Il primo è sul fronte dello spread: «Il rialzo di circa un punto percentuale dei rendimenti sovrani rispetto ai minimi dei primi mesi del 2018, che si sta rilevando persistente». Pur non riflettendo la reale immagine che il mercato dovrebbe avere del Paese è un «riflesso dell’aumento del premio al rischio che gli investitori chiedono per detenere titoli pubblici italiani». C’è poi «il progressivo crollo della fiducia delle imprese, specie nel manifatturiero, a riflesso del clima di forte incertezza nell’economia: a questo si è sommato, più di recente, un deterioramento anche del sentimento delle famiglie italiane».

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