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Venezuela, Juan Guaidò non è più il presidente del Parlamento

Al leader dell’opposizione impedita anche l’eleggibilità a qualsiasi carica pubblica per i prossimi 15 anni

Il regime di Nicolas Maduro ha revocato la carica di presidente del Parlamento a Juan Guaidò, autoproclamatosi presidente ad interim del Venezuela e riconosciuto da diversi Stati occidentali. Elvis Amoroso, controllore generale del Venezuela (con funzioni equivalenti a quelle della Corte dei Conti), nominato dall’Assemblea nazionale costituente a maggioranza chavista, ha annunciato oggi l’ineleggibilità di Guaidò a ogni carica pubblica per 15 anni. «Si deve essere molto miserabili – ha replicato Guaidò – per chiamare in causa non so da dove un personaggio designato da un’istituzione che non esiste».

A più di due mesi dalla proclamazione di Guaidò come presidente ad interim, la situazione in Venezuela è in una fase di stallo. Intanto il Paese continua a sprofondare nella crisi economica. L’ultimo blackout energetico, il quarto «apagon» in dieci giorni, dura da oltre due giorni: la corrente elettrica manca in quasi tutto il Paese, Caracas compresa. Il nuovo black-out sta lasciando a piedi milioni di lavoratori e interrompendo tutti gli accessi alla rete internet e alla telefonia mobile. Adesso si parla di un incendio, sempre nella grande centrale idroelettrica di Guri che fornisce il 70% dell’elettricità al Venezuela.

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L’opposizione rilancia la sua battaglia per una svolta e nuove elezioni. Ma serve il consenso dei militari che restano fedeli per il momento a Maduro, nonostante le decine di arresti di quadri intermedi e denunce di torture.  Juan Guaidó spinge per una nuova grande manifestazione di piazza. Per preparare quella che ha battezzato la “Battaglia per la libertà”, con cortei che arrivano da tutto il paese e puntano su Miraflores, il palazzo presidenziale, sta girando per tutti gli stati dove tiene assemblee e comizi nelle piazze. «Abbiamo due opzioni – twitta il presidente dell’Assemblea nazionale – Cedere all’oscurità che il regime pretende imporre per confonderci oppure organizzarci e protestare fino ad ottenere la libertà del Venezuela».

Nel frattempo continuano le tensioni tra Washington e Mosca, dopo l’arrivo a Caracas di aerei mandati dal Cremlino carichi di armi e di soldati e l’annuncio fatto da Nicolas Maduro della firma di oltre 20 accordi di cooperazione in settori di comune interesse con la Russia. «Russia e Cuba, giù le mani dal Venezuela», scrive su Twitter il segretario di Stato americano, Mike Pompeo. «Maduro chiede che non vengano messe le mani sul Venezuela mentre invita le forze di sicurezza di Cuba e Russia, in modo che lui e i suoi complici possano continuare a saccheggiare il Venezuela. È ora che le istituzioni venezuelane prendano posizione per la propria sovranità».

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