Italia

L’Italia dei borghi fantasma

C’è un’Italia che lotta per non sparire. Tante le iniziative per evitare lo spopolamento e rilanciare l’economia locale come quella di vendere le case al prezzo simbolico di un euro

Un euro. È quanto basta per accaparrarsi abitazioni dal Piemonte alla Sicilia. Nell’entroterra, nei piccoli borghi, in quei paesini così spopolati eppure così belli. Certo, in tasca bisogna avere qualcosa in più: si tratta di ruderi da ristrutturare, a volte ricostruire da zero. È il progetto delle case a un euro, idea nata da alcuni sindaci per rilanciare i territori e oggi diffusa in molti comuni, con oltre duemila immobili pubblici e privati in vendita a un euro in tutta Italia.

Da anni c’è un movimento costante in atto di svuotamento dei piccoli comuni: le scuole chiudono per mancanza di bambini, i negozi si trasferiscono, i servizi scarseggiano. C’è un’Italia minore (per dimensioni) che lotta per non sparire. E così i sindaci le provano tutte per richiamare altri abitanti mettendo a disposizione le case abbandonate o accordando incentivi fiscali, per aziende e nuovi residenti. Come la tassazione ridotta, introdotta nella legge di Bilancio 2019, per chi trasferisce la residenza dall’estero nei paesi del Mezzogiorno.

Il dato peggiore a Roio del Sangro, in provincia di Chieti. O a Marcetelli, nel rietino, dove lo spopolamento ha superato la percentuale dell’81%. E ora gli abitanti sono meno di 100. Ma da Nord a Sud, sono tantissimi i piccoli comuni che dal 1971 al 2015 (ultima rilevazione Anci, sulla base di dati Istat) hanno perso più della metà dei loro residenti. Ben 115 registrano un tasso di spopolamento superiore del 60%. L’Anci ha stilato una “agenda del controesodo” per invertire il flusso delle partenze e portare nuove famiglie in quelle aree non urbane, comuni interni, periferici, rurali, di piccole dimensioni demografiche, che però, a fronte dei disagi, possono offrire qualità della vita e diventare motivo di attrazione. Per turisti e per coloro a cui la città è diventata stretta.

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Così sono sempre di più i comuni che propongono abitazioni abbandonate o di proprietà comunale gratis o a prezzi simbolici per futuri abitanti. A Salemi in Sicilia il progetto di vendere le case a un euro ha incuriosito anche il New York Times e sono arrivate richieste da ogni parte del mondo. L’idea di fondo, che si è poi propagata in Italia di comune in comune, è quella di contribuire al ripopolamento di piccoli centri urbani e di ravvivare le economie locali. I meccanismi attuati variano, a partire dal concetto medesimo di “case a un euro”. Ci sono comuni che vendono realmente le case a un euro e altri che partono da una base d’asta di 1 euro. Vengono imposti dei requisiti di diverso tipo. Chi acquista una di queste case deve impegnarsi a riadattarle e i lavori devono essere assegnati a maestranze del luogo, dando così una spinta all’economia locale.

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