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Revenge porn, cosa rischia chi diffonde immagini sessuali

Maggioranza e opposizione si sono accordate per introdurre un reato che punisca la diffusione di contenuti sessualmente espliciti senza il consenso degli interessati con la reclusione da uno a sei anni e la multa fino a 15mila euro

Da uno a sei anni di carcere e fino a 15mila euro di multa. È quanto prevede l’emendamento al disegno di legge “Codice rosso” che introduce il cosiddetto reato di revenge porn, approvato trasversalmente con 461 voti a favore e nessuno contrario. «Nei giorni scorsi avevo auspicato che tutti i parlamentari – donne e uomini, di maggioranza e di opposizione – potessero ritrovarsi uniti nel votare a favore di un testo che punisce il “revenge porn”» commenta il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che plaude alla «bella testimonianza da parte di una nostra fondamentale istituzione».

Il nuovo reato di revenge porn punisce penalmente la pratica di diffondere immagini e video privati senza il consenso della persona interessata. In particolare, il testo prevede che chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5 a 15mila euro. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena viene poi aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto viene punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale.

Di «assoluta condivisione» da parte di tutte le forze politiche ha parlato il ministro Giulia Bongiorno. «Portiamo in Aula un emendamento della Commissione presentato dalla relatrice Stefania Ascarie condiviso da tutte le forze politiche, di maggioranza e opposizione. Felici per aver trovato questa intesa», ha detto la presidente della commissione Giustizia alla Camera, Francesca Businarolo. E anche il vicepremier Luigi Di Maio ha manifestato soddisfazione. Su Twitter ha scritto: «Bene l’emendamento unitario sul revenge porn. Ora approviamolo, ma poi portiamo subito in aula la legge della senatrice del Movimento 5 Stelle Elvira Evangelista per regolamentare la materia nel suo insieme. Lo dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie!». Di «una vittoria delle opposizioni» parla Laura Boldrini, mentre Federica Zanella di Forza Italia puntualizza che il testo riprende quello a sua firma «aggiungendo il reato di divulgazione e l’aumento di pena per le condotte realizzate ai danni di disabili».

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