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Brexit verso il rinvio: May chiede 3 mesi, Tusk propone un anno

Decisivo sarà il vertice europeo del 10 aprile, ma non è del tutto escluso il ‘no deal’. Resta il nodo delle Europee: Londra le organizzerebbe per poi annullarle in caso di accordo

Il Regno Unito chiede una proroga della Brexit fino al 30 giugno. In una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, la premier Theresa May annuncia che Londra è pronta a un nuovo rinvio e a partecipare alle elezioni europee, che si terranno il 23-26 maggio: tuttavia spera ancora di riuscire a trovare un accordo prima di quella data. È la presa d’atto che non è possibile sbloccare la situazione entro il 12 aprile, data alla quale era prevista la Brexit e che rischiava di risolversi in un catastrofico ‘no deal’, un’uscita senza accordi. Da qui la richiesta di estensione fino al 30 giugno, ma con una clausola di flessibilità in modo da poter uscire anche prima, alla vigilia delle Europee.

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May nella lettera dichiara, dunque, che il Regno Unito parteciperà alle elezioni europee, ma contemporaneamente si riserva di annullarle all’ultimo momento, cioè il 22 maggio, qualora Londra trovasse un accordo per uscire dall’Ue. Uno scenario assolutamente caotico: il Regno Unito potrebbe quindi entrare in una complicatissima e divisiva campagna elettorale per poi cancellare le elezioni poche ore prima del voto. Questo scenario sarà vagliato dagli europei al vertice del 10 aprile: ma è probabile che incontri resistenze. L’Ue sembra più propensa a offrire una proroga lunga della Brexit, almeno di un anno, in modo che la situazione politica a Londra trovi il tempo di chiarirsi.

Donald Tusk, secondo una fonte europea citata dalla Bbc, vuole proporre un rinvio “flessibile” di 12 mesi per la Brexit. Il piano del presidente del Consiglio europeo permetterebbe comunque al Regno Unito di lasciare l’Ue prima, se il Parlamento britannico ratificherà un accordo, ma la proposta dovrà essere accettata dai 27 leader europei al vertice straordinario del 10 aprile. L’idea di una proroga lunga, che di fatto metterebbe la Brexit in pausa, sarebbe inaccettabile per buon parte del governo e del partito conservatore: per questo la May ha dovuto limitarsi a chiedere uno spostamento solo fino al 30 giugno. Le posizioni di Londra e della Ue restano quindi distanti: il che porta a non escludere la possibilità di un ‘no deal’ accidentale, poiché non si riescono a conciliare le diverse vedute.

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