Non chiamatelo revenge porn

L’Accademia della Crusca boccia il termine inglese utilizzato per indicare il reato di «diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti», preferendogli il neologismo italiano pornovendetta

Il revenge porn, che potrebbe presto diventare reato anche in Italia (manca il voto del Senato), è un fenomeno assolutamente da contrastare, adesso anche dal punto di vista linguistico. L’Accademia della Crusca, da sempre a tutela della  purezza della lingua italiana, boccia l’uso di questo termine di origine inglese, preferendogli l’uso del neologismo tutto italiano “pornovendetta”.

I linguisti dell’Accademia, presieduta dal professore Claudio Marazzini, hanno esaminato dal punto di vista lessicale il disegno di legge approvato dalla Camera all’unanimità che introduce il reato di «diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti» e al termine dello studio si sono complimentati – riferisce una nota – «con il legislatore che, nella stesura della norma, ha utilizzato parole italiane, organizzate in un testo chiaro e trasparente». Ma non possono fare lo stesso con giornalisti e commentatori «i quali perseverano, presentando i contenuti della nuova legge, nell’usare forestierismi opachi, senz’altro meno chiari della normativa ufficiale». Spesso il termine inglese “revenge porn” viene affiancato all’equivalente italiano “pornovendetta”. L’Accademia della Crusca suggerisce pertanto di «adottare la forma univerbata, più specifica rispetto alla grafia ‘porno vendetta’».

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