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Il calcio ostaggio della pirateria: 4,6 milioni di italiani guardano sport illegalmente

Per combattere il fenomeno Premier League e Bundesliga hanno istituito delle task force, mentre la Liga si è accordata con Google per la rimozione dei siti illegali dall’esito della ricerca. Qualcosa si muove anche in Italia

Una pratica irregolare sempre più diffusa quella degli italiani che guardano illegalmente gli eventi sportivi grazie a un sistema di trasmissione illegale che offre la possibilità di usufruire della visione dei canali di Sky e Dazn ad una cifra compresa tra i 10 e i 15 euro mensili. Secondo l’ultima indagine Fapav/Ipsos, sono 4,6 milioni quelli che seguono eventi sportivi di svariato tipo attraverso abbonamenti illegali, per un giro d’affari che ammonta a circa 200 milioni di euro l’anno. Gli abbonamenti piratati sono 2 milioni solo in Italia, mentre si attestano a 21 milioni i singoli atti annuali di pirateria per eventi di sport live. Tra questi ci sono tutte le più popolari discipline sportive, dal tennis alla Formula 1, passando per la MotoGp, ma come prevedibile lo sport più saccheggiato da visioni pirata è il calcio, con il 75% di eventi piratati.

Il fenomeno della pirateria è sempre più crescente, i dati pubblicati da Il Sole 24 Ore sono allarmanti. Secondo quanto riportato dal quotidiano di economia e finanza, «in questo ultimo campionato (2018/2019) il numero delle violazioni è infatti aumentato del 50%: sono ben 43.167. Juventus-Sampdoria è stata la partita più piratata con 932 violazioni accertate, seguita da Torino-Juventus (717) e Napoli-Bologna (658). Tra le quindici partite più piratate, ben otto hanno riguardato il club bianconero». Il 37% degli adulti italiani ha commesso almeno un atto di pirateria audiovisiva, con il risultato che si stimano 631 milioni di violazioni l’anno.

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«La diffusione illegale di contenuti audiovisivi uccide un mercato virtuoso – afferma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria, Vito Crimi Quando c’è un evento sportivo e un’azienda lo ha acquistato pagando i diritti, se viene diffuso illegalmente si vanno a ledere dei diritti, a minare l’economia di aziende e di conseguenza di tutto un mercato». Il Governo ha varato dei provvedimenti ad hoc nella nuova legge di Bilancio per combattere gli abbonamenti illegali. Per esempio, per la prima volta gli operatori titolari dei diritti saranno legittimati ad agire in caso di violazione delle loro licenze. La Lega di Serie A, inoltre, sarà sempre chiamata in causa in ogni giudizio promosso dagli operatori per la violazione dei loro diritti. La Lega, quindi, sarà spinta a valorizzare e proteggere di più il prodotto calcio e potrebbe anche valutare la creazione di una vera e propria task force dedicata al tema come già avvenuto in Inghilterra o in Germania.

La casistica in italia ha già previsto sanzioni e arresti anche per i “clienti” del sistema. Certo, adesso il pirata può essere condannato a una sorta di Daspo per l’intero campionato oltre che al risarcimento del danno arrecato a tv e Lega, ma non c’è il pugno duro usato in Uk dove tre uomini sono stati condannati a 17 anni di reclusione. Inoltre, una ordinanza del Tribunale di Milano impone ai provider di bloccare l’accesso agli indirizzi web pirati, quindi i vari Tim, Vodafone, Wind e Fastweb, possono agire immediatamente sull’utilizzo di questi sistemi di trasmissione clandestina. Insomma, qualcosa si muove, ma ancora molto lentamente. Eppure gli esempi da cui trarre ispirazione non mancano, dalle task force (con o senza investigatori) messe in piedi dalla Premier League e dalla Bundesliga alla Liga spagnola che ha raggiunto un accordo con Google per la rimozione o il downgrading dei siti illegali dall’esito dei motori di ricerca. «Nelle ultime settimane – ha detto il presidente della Serie A, Gaetano Micciché a Sky Sport – abbiamo ricevuto un supporto straordinario dalla magistratura italiana. Siamo sulla buona strada anche se ovviamente ancora c’è molto da fare. Chi utilizza questi siti, è come se entrasse in un supermercato o in un negozio e nascondesse un bene nelle tasche uscendo senza pagare: è un furto a tutti gli effetti».

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