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Libia, è guerra nei cieli: raid aerei tra le forze di Sarraj e Haftar

La situazione a Tripoli sembra precipitare. L’Onu lancia l’appello a rispettare una «tregua umanitaria» per consentire «l'evacuazione di feriti e civili», dopo che il governo nazionale ha annunciato l’inizio della controffensiva “vulcano di rabbia”. Gli Usa ritirano un contingente del Comando militare in Africa

Un appello a rispettare una «tregua umanitaria» di due ore per consentire «l’evacuazione di feriti e civili» da quattro zone a sud di Tripoli dove ci sono combattimenti è stato lanciato a «tutte le parti militari» dall’Unsmil, la Missione di supporto dell’Onu in Libia. L’appello urgente arriva dopo che il portavoce delle forze armate del governo di accordo nazionale di Sarraj, il colonnello Mohamed Gounonou, ha annunciato l’inizio della controffensiva “vulcano di rabbia” per «ripulire tutte le città dagli aggressori e dalle forze illegittime», riferendosi agli uomini del generale Khalifa Haftar, come riferisce il Libya Express.

La situazione in Libia sembra precipitare. Le truppe americane hanno lasciato il Paese nordafricano mentre Haftar è pronto a tutto pur di prendere Tripoli. “Missili”, o quanto meno razzi “Grad”, sono stati piazzati dalle forze del generale Khalifa Haftar a Garian, un’ottantina di chilometri in linea d’aria a sud del centro di Tripoli: «Haftar ha piazzato una batteria di missili a Garian e ieri sera è già morta una donna a Wadi el Rabie», ha detto all’Ansa una fonte da Tripoli. Mentre i caccia del Governo di accordo nazionale di Fayez al Sarraj bombardano le postazioni dei miliziani del generale Kahlifa Haftar nei pressi dell’aeroporto di Tripoli e nella regione di Wadi Rabea. Ne dà notizia il Libya Observer sulla sua pagina Twitter. Sempre secondo il giornale, le forze di Haftar a loro volta hanno condotto un bombardamento aereo a Naqliya camp sulla strada dell’aeroporto, senza causare vittime.

La tensione è alta: il premier libico riconosciuto Fayez al Sarraj, in un discorso televisivo, ha accusato il generale Khalifa Haftar di «tradimento». Secondo quanto riferito da Sarraj ad Al Jazeera «abbiamo steso le nostre mani verso la pace ma dopo l’aggressione da parte delle forze di Haftar e la sua dichiarazione di guerra contro le nostre città e la nostra capitale non troverà nient’altro che forza e fermezza». Sarraj ha anche presentato all’ambasciatrice francese in Libia, Béatrice du Hellen, una “forte protesta”, accusando Parigi di sostenere la brigata del generale Khalifa Haftar. Il paese è piombato da giorni nel caos con scuole serrate e voci di assalti agli esercizi commerciali. Dinanzi a scontri ormai a pochi chilometri dal centro della capitale, raid aerei e il rischio di una battaglia anche nei cieli, l’Italia assieme agli Stati Uniti insiste affinché l’Onu intervenga quale mediatore della crisi libica ormai divenuta conflitto bellico fra le due parti.

In un colloquio telefonico con Antonio Guterres, il premier Giuseppe Conte ha ribadito il «forte sostegno italiano al processo di transizione politica guidato dalle Nazioni Unite». Per Matteo Salvini «l’intervento armato, le bombe, i cannoni sarebbero un dramma», motivo per il quale si sono attivati contatti «per la pace e il dialogo con tutte le parti in causa, direttamente o indirettamente». La preoccupazione del leader della Lega non è tanto per i riflessi di una eventuale escalation del conflitto sul fronte dell’immigrazione («ormai hanno capito che l’Italia ha finalmente iniziato a difendere i suoi confini via terra e via mare») quanto perché «c’è l’Eni che significa una delle principali aziende italiane che sta lavorando lì e perché vorremmo riprendere i rapporti commerciali con un Paese stabile».

A causa della crescete insicurezza, il comando Usa in Africa ha annunciato con una nota di avere «temporaneamente evacuato» parte delle truppe. «La realtà della sicurezza sul terreno in Libia sta diventando sempre più complessa e imprevedibile», ha detto il generale Thomas Waldhauser, comandante di Africom. «Anche con un adeguamento della forza, continueremo a rimanere agili a sostegno della strategia statunitense». La missione americana in Libia è ufficialmente costituita come aiuto militare alle missioni diplomatiche, attività antiterrorismo e miglioramento della sicurezza nella regione. Il Comando Usa, assicura la nota del generale Thomas Waldhauser, «resta impegnato affinché la Libia diventi stabile e sicura», ma «sta conducendo una prudente pianificazione militare nel tempo stesso in cui verifica le condizioni di sicurezza. Il Comando continuerà a monitorare quanto accade sul terreno, e accertare la fattibilità per una rinnovata e adeguata presenza militare».

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