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Brexit, il Regno unito fa scorte di cibo italiano

L’export alimentare tricolore a Londra è aumentato del 17%. Preoccupano un'uscita senza accordo dall'Ue e il ritorno dei dazi

A Londra è corsa alle scorte di cibo italiano. A gennaio, secondo gli ultimi dati di Federalimentare, l’export di prodotti agroalimentari Made in Italy nel Regno Unito è aumentato del 17,3%, a fronte di un aumento a livello mondiale del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2018. Il motivo? La paura della Brexit e in particolare del rincaro dei prezzi derivante dal ritorno dei dazi.

Dal Prosecco al Grana Padano fino alle conserve di pomodoro, gli operatori italiani segnalano un forte aumento degli ordini proporzionale al rafforzamento dell’ipotesi dell’uscita dall’Unione europea senza accordo. Il ‘no deal’ è lo scenario peggiore perché rischia di rallentare il flusso dell’export, ma a preoccupare è anche il rischio che con l’uscita dall’Unione Europea si affermi in Gran Bretagna una legislazione sfavorevole alle importazioni agroalimentari italiane. A rischio sono i 3,4 miliardi di euro di export agroalimentare Made in Italy che ha raggiunto nel 2018 il record storico.

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La Gran Bretagna, quarto mercato del food and beverage italiano dietro Germania, Usa e Francia, ricorda Federalimentare, ha mantenuto negli ultimi anni un solito e costante tasso di espansione. Nel 2018 ha raggiunto 3.404 milioni, con una crescita dell’1,5% sull’anno precedente, a fronte di 41.299 milioni di vendite raggiunte nel mondo (+1,4%). Bene i vini con 846 milioni (+1,8%), gli ortaggi trasformati con 356 milioni (+2,2%) e il lattiero-caseario con 261 milioni (+3,6%). Crescita a due cifre per i comparti acquaviti e liquori (+37,7%) e acque minerali e gazzose (+21,2%). Qualche segno meno invece per pasta con 317 milioni (-0,2%), dolciario con 316 milioni (-0,5%) e carni preparate con 173 milioni (-1,7%).

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