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Dal Russiagate all’arresto: la storia di Julian Assange

Dalla pubblicazione di documenti diplomatici segreti degli Usa alle accuse di stupro della Svezia, dalla violazione degli obblighi relativi alla cauzione in Gran Bretagna alla revoca dell'asilo da parte dell'Ecuador: le tappe che hanno portato all’arresto del fondatore di WikiLeaks

Per i suoi fan è un paladino della verità, per i suoi detrattori una spia. Julian Assange, l’attivista che lega la sua fama mondiale allo scandalo WikiLeaks, è rimasto per 7 anni ospite dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, inseguito da un mandato di arresto. Le forze dell’ordine britanniche lo hanno arrestato, dopo che l’ambasciata dell’Ecuador ne aveva annunciato l’espulsione, e gli Stati Uniti sono pronti a processarlo per valutare quale sia stato il ruolo del portale specializzato nella pubblicazione di documenti governativi riservati nel Russiagate.

In realtà la sua storia inizia ben prima. Nato nel 1971 a Townsville, nel Queensland australiano, Assange dovrebbe il suo nome a Ah Sang (“signor Sang” in cinese), un emigrato dalla Cina trasferitosi all’inizio dell’Ottocento in Australia. Il padre era titolare di una compagnia teatrale itinerante. La madre, invece, era figlia di emigranti irlandesi e scozzesi. Stando alla leggenda, il piccolo Assange nei primi 20 anni di vita avrebbe cambiato casa ben 37 volte. Senza andare a scuola, ma studiando nelle biblioteche che di volta in volta trovava sul suo cammino. È stato nel retrobottega di un negozio di elettrodomestici che ha incontrato il suo primo computer. Nel 1987, a 16 anni, era già in grado di scrivere programmi per il Commodore 64. Ed è con lo pseudonimo di Mendax che accede dall’Australia nelle prime reti informatiche che cominciavano ad affacciarsi nel mondo. Da allora Assange ha cambiato nome migliaia di volte, ha imparato centinaia di programmi e ha violato centinaia di sistemi.

«In nome di ciò che ritengo sia di pubblico interesse – ha dichiarato in un’intervista al New Yorker – perché credo nel giornalismo scientifico, e la rivelazione di documenti di intelligence è molto spesso un atto di coscienza nell’interesse della gente». E in nome di questo interesse pubblico che ha pubblicato su WikiLeaks 400mila documenti segreti, alcuni riguardanti la guerra in Iraq e 77mila su quella in Afghanistan. È stato WikiLeaks, a trovare e a pubblicare il video segreto ripreso nel 2007 da un elicottero Usa a Baghdad che documenta l’uccisione per errore di 18 persone, tra cui un fotografo della Reuters e il suo autista. I documenti sulla guerra irachena parlano di presunta complicità dell’esercito degli Stati Uniti in molti casi di tortura, svelano almeno 15mila episodi non noti e formulano un conteggio finora sconosciuto di 109mila morti fra il 2003 e il 2009, 66mila vittime civili.

È l’agosto del 2010 una donna accusa il giornalista e attivista australiano di aver approfittato del sonno per stuprarla senza preservativo. I due si trovavano in Svezia, a Stoccolma, per una conferenza di WikiLeaks. La stessa donna oggi, dopo l’arresto di Assange a Londra, torna a chiedere la riapertura dell’inchiesta per stupro. Il 18 novembre 2010, Julian Assange viene arrestato in Gran Bretagna con l’accusa di stupro, molestie e coercizione illegale. Al giornalista e attivista australiano viene contestato di aver avuto rapporti non protetti con due donne che lo hanno denunciato e di non essersi sottoposto ai test medici sulle malattie sessualmente trasmissibili, condotte criminali per la legge svedese. Assange sarà poi rilasciato dietro il pagamento di una cauzione.

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Il 28 novembre 2010, il blog Wikileaks rende pubblici oltre 251mila documenti diplomatici americani, molti dei quali classificati come “confidenziali” o “segreti”, relativi anche al Russiagate. A febbraio 2011, Londra approva la richiesta di estradizione inoltrata dalla Svezia e invita il blogger australiano a presentarsi davanti a un tribunale. Data fissata per la comparizione: 29 giugno 2012. Quel giorno Assange non si presenterà. Il giornalista ha invece chiesto asilo all’Ecuador che lo accoglie nella sua ambasciata a Londra. Il 19 maggio 2017, la Svezia archivia le accuse contro Julian Assange. Intanto, per la Gran Bretagna, resta in piedi un’accusa legata alla violazione degli obblighi relativi alla cauzione sempre per non essersi presentato dal giudice ed essersi invece rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador.

Il 13 novembre 2017, Donald Trump Jr. pubblica lo scambio di messaggi con WikiLeaks avvenuto durante le presidenziali negli Usa. Secondo l’intelligence statunitense, la rete guidata da Julian Assange ha collaborato con il Cremlino per condizionare le elezioni americane. È l’11 gennaio 2018 quando l’Ecuador rende ufficialmente noto di aver concesso la cittadinanza a Julian Assange. Parallelamente ha chiesto alla città di Londra di riconoscerlo come diplomatico, così da evitargli l’arresto e la possibile estradizione negli Stati Uniti. Il 6 febbraio dello scorso anno il giudice britannico conferma il mandato di cattura per Assange. L’11 aprile Ecuador revoca l’asilo concesso al giornalista e attivista australiano e l’ambasciata a Londra lo espelle. Ad attenderlo ci sono le autorità britanniche che lo arrestano.

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