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Notre Dame di Parigi e il trionfo della bellezza condivisa

L’incendio della Cattedrale di Notre Dame è un atto blasfemo, rappresenta l’attacco al cuore dell’umanità, alla bellezza e consapevolmente il desiderio di cancellare ogni traccia di verità

L’architettura genera bellezza e la rende visibile; la Cattedrale di Notre Dame di Parigi distrutta da un furioso incendio è un esempio concreto di bellezza visibile condivisa da tutti (cristiani e non cristiani). La Cattedrale è riuscita ad abbattere il relativismo diffuso sul concetto del bello, è riuscita a mettere d’accordo l’intera umanità sui valori di bellezza, frutto della ricerca autentica della verità. L’incendio della Cattedrale di Notre Dame è un atto blasfemo, rappresenta l’attacco al cuore dell’umanità, alla bellezza e consapevolmente il desiderio di cancellare ogni traccia di verità.

“A diversi livelli – dice Papa emerito Benedetto XVI – emerge drammaticamente la scissione, e talvolta anche il contrasto tra le due dimensioni, (bellezza e verità) quella della ricerca della bellezza, ridotta a forma esteriore, come apparenza da perseguire a tutti i costi, e quella della verità e bontà delle azioni che si compiono per realizzare una certa finalità. Infatti, una ricerca della bellezza che fosse estranea o avulsa dall’umana ricerca della verità e della bontà si trasformerebbe, come purtroppo succede, in mero estetismo, e, soprattutto per i più giovani, in un itinerario che sfocia nell’effimero, nell’apparire banale e superficiale o addirittura in una fuga verso paradisi artificiali, che mascherano e nascondono il vuoto e l’inconsistenza interiore. Tale apparente e superficiale ricerca non avrebbe certo un afflato universale, ma risulterebbe inevitabilmente del tutto soggettiva, se non addirittura individualistica, per terminare talvolta persino nell’incomunicabilità”.

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L’incendo della Cattedrale è un attacco alle radici cristiane, alla identità dell’occidente nonchè alle manifestazioni “laiche” dell’esistenza umana del lavoro ordinario e artistico, rappresentato all’interno della Cattedrale nel lavoro dei campi, delle scienze e delle arti, qua e là sparse in tavole, bassorilievi, sculture e le grandi vetrate istoriate, totalmente bruciate. La distruzione della bellezza per quanto sostenuto da Dostoevskij (I demoni), corrisponde alla distruzione del “vero frutto dell’umanità intera e, forse, il frutto più alto che mai possa essere”. “Quale bellezza dunque salverà il mondo?”, si chiede lo scrittore russo nell’Idiota. Ci vuole più coraggio e più vigore a testimoniare nel mondo contemporaneo, per giungere alla conclusione che fu di Charles Moeller in “Saggezza greca e paradosso cristiano” ossia che “la bellezza dell’arte è superata dalla bellezza dei Santi, quindi dell’uomo, che di Dio è immagine”.

Dunque esiste una speranza su questa Terra che non potrà essere minacciata dal terrorismo, l’uomo vivente. Affermava infatti S. Ireneo che “La gloria di Dio è l’uomo vivente”.

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Cesare Capitti

Architetto, già Dirigente Capo Servizio del Dipartimento Urbanistica della Regione Siciliana. Cultore del Settore ICAR 21 Urbanistica, presso il Dipartimento di Progetto e Costruzione Edile della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo. Esperto di restauro e recupero di Centri Storici. Autore delle pubblicazioni “Governo del territorio e dottrina sociale della chiesa in architettura, urbanistica, ambiente e paesaggio” (Qanat 2013) e "La città della speranza" (Qanat 2016).

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