Cinema

Notre Dame, il ricordo della Cattedrale come l’abbiamo conosciuta sul grande schermo

Vorremo poter dire che è solo il tragico apocalittico epilogo di quel cartone che la Disney, nel 1996, dedicava al mito di Quasimodo ed Esmeralda. Ma purtroppo non è così. A noi piace ricordarla in tutto il suo splendore come il grande schermo ce l’ha fatta conoscere

Ha resistito per 800 anni. Ha resistito a guerre e a catastrofi. Un patrimonio inestimabile per l’Europa, un simbolo per la Francia, ben al di là del sentimento religioso. Con un nodo in gola, viene spontaneo stringersi al dolore dei cittadini francesi, nell’augurio che si riesca a mettere in salvo quanto più possibile della Cattedrale. Per un tragico scherzo del destino, qualche giorno dopo che le statue che da sempre custodiscono e proteggono Notre Dame e Parigi abbandonano il loro posto per la prima volta, per essere restaurate, quel mirabile esempio di gotico medievale viene devastato da un incendio. L’arte dovrebbe essere eterna, dovrebbe sempre avere un posto nel modo: un luogo dove poter apprezzare le poche cose belle che restano su questa terra. Non ha bruciato un “bel luogo da visitare”, si è sgretolato un pezzo di storia durata secoli.

Brucia la storia, brucia l’arte. Una guglia a forma di freccia. Victor Hugo avrà pianto le stesse lacrime che hanno avvilito il cuore della Francia. Quanta storia, quante storie. Una cosa più grande di noi.  L’incendio. Ha distrutto un simbolo che esiste da molto prima di noi. Lascerà un segno che resterà per sempre dopo di noi. Come granelli di polvere, impotenti, abbiamo osservato e assistito alla storia. Viene spontaneo pensare a chi non l’ha mai vista dal vivo, e sa di non poterla rivedere così com’era. La devastazione. Per chi l’ha visitata, e chi l’ha sempre sognata, per chi la ha amata e continuerà ad amarla, nonostante tutto quello che è successo. A noi piace ricordarla come il grande schermo, quel magnifico sogno fatto di celluloide, ce l’ha presentata. Vorremo poter dire che è solo il tragico apocalittico epilogo di quel cartone che la Disney, nel 1996, dedicava al mito di Quasimodo ed Esmeralda. Ma purtroppo non è così. E non è solo un brutto sogno.

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La cattedrale parigina come tutti i grandi monumenti nazionali è stata un’autentica star del cinema, set architettonico ideale che ha ispirato ben otto pellicole, tutte incentrate su Notre-Dame de Paris, il romanzo di Victor Hugo pubblicato nel 1831, determinante per sensibilizzare gli umori popolo francese al restauro della cattedrale, danneggiata dagli eventi della Rivoluzione. Le navate, le torri, i gargoyle hanno rivissuto nei lotti degli studios per fare da sfondo a queste fantasie che celebravano un’icona della cristianità. A partire da ‘Esmeralda’, breve film muto francese del 1905 diretto dalla coppia di registi Victorin-Hippolyte Jasset e Alice Guy-Blaché: la durata era di 10 minuti, gli interpreti Denise Becker e Henry Vorins. L’epilogo è tragico, con la zingara a rifiutare il tutore del gobbo e a finire impiccata mentre lui disperato suicida. Passano 12 anni e la vicenda del campanaro attraversa l’oceano e torna sul grande schermo con un altro film muto ‘The Darling of Paris’, o ‘The Hunchback of Notre Dame’, diretto nel 1917 dal regista canadese J. Gordon Edwards che lo girò nel New Jersey per la Fox Film Corporation. Considerata perduta, la pellicola vede in scena un’Esmeralda “fatale”: il personaggio femminile del romanzo di Hugo venne interpretato da Theda Bara, considerata la prima “vamp” del cinema made in Usa. Il gobbo resta muto anche nella versione del 1923, kolossal della Universal, diretto da Wallace Worsley e interpretato da Lon Chaney nel ruolo del titolo. Una scelta d’attore che riassume bene il tono di questa versione, visto che Chaney raggiunse il successo le sue interpretazioni nei film dell’orrore dell’epoca del cinema muto statunitense. Per la sua eccezionale abilità con il trucco, sfruttata pienamente ancora una volta, si guadagnò il soprannome di “uomo dalle mille facce”.

Nel ‘39 la storia tutta francese trova la voce e viene affidata dall’americanissima RKO Radio Pictures al regista tedesco, naturalizzato statunitense, William Dieterle che ne fa forse la più lussuosa delle versioni. Il titolo è ‘Quasimodo’ e a spiccare in questa versione è l’interprete britannico Charles Laughton, mentre Esmeralda è l’irlandese Maureen O’Hara. Anche l’Italia fa la sua parte: nel 1956 viene realizzata la prima versione cinematografica a colori del romanzo di Hugo, diretta Jean Delannoy. Il film, l’unico in CinemaScope, è una co-produzione italo-francese e i ruoli principali sono affidati ad Anthony Quinn e Gina Lollobrigida. In Italia il film arriva nelle sale con il titolo ‘Il gobbo della cattedrale’. Le riprese sarebbero state effettuate tra gli studios parigini di Billancourt e di Boulogne ma anche presso la cattedrale dell’Ile de la Cite. Tuttavia, rivedendo il film, l’impressione di facciate e dettagli ricostruiti (la balconata da cui Quasimodo osserva molti fatti che avvengono sul sagrato) in studio ha comunque il sopravvento. C’è poi il film per la televisione del 1982, diretto da Michael Tuchner. Tra gli interpreti compaiono Anthony Hopkins, Derek Jacobi, Lesley-Anne Down, David Suchet e John Gielgud. Ma con il soggetto finisce per misurarsi anche la maturità della Disney, nel classico di animazione del 1996: la sostanza è più cupa della maggior parte dei precedenti film disneyani ed esplora temi maturi come l’infanticidio, la lussuria, la dannazione. Il tutto firmato da Gary Trousdale e Kirk Wise. La colonna sonora è di Alan Menken, che ha collaborato per le canzoni con il paroliere Stephen Schwartz. In Italia le voci di Quasimodo ed Esmeralda sono quelle dei cantanti Massimo Ranieri e Mietta che doppiano Tom Hulce e Demi Moore. Il breve sequel animato del 2002, discutibile e appunto discusso, diede esito ben lontano da quel prodigioso incasso da oltre 325 milioni di dollari. Del 1997 è ‘The Hunchback’, secondo film per la televisione diretto da Peter Medak e co-produzione Usa, Ungheria, Canada, Repubblica Ceca, con Mandy Patinkin (Homeland) nei panni del deforme reietto e Salma Hayek in quelli della bella zingara. Da segnalare Richard Harris nel ruolo del temibile Frollo.

Ma le due celebri torri della facciata sono state esaltate, in tutta la loro bellezza e imponenza, anche da ‘The Walk’ (2015) di Robert Zemeckis, nel quale la mattina del 7 agosto 1974, il funambolo Philippe Petit srotola il classico filo dell’equilibrista da una torre all’altra e, con in mano soltanto una lunga pertica per mantenersi in equilibrio, attraversa sospeso nel vuoto i due torrioni. L’impresa è testimoniata da alcuni storici scatti. In quel gioiello che è ‘Il Favoloso mondo di Amelie’ (2001), Notre-Dame è luogo nefasto delle fantastiche avventura, da dove una turista canadese si suicida lanciandosi nel vuoto mentre dalla cattedrale stanno uscendo la piccola protagonista di Audrey Tautou e la madre, schiacciata appunto dalla donna. Eppure il successo recente del mito gotico si deve primariamente allo spettacolo teatrale scritto da Luc Plamondon e musicato da Riccardo Cocciante con la coppia Giò Di Tonno e Lola Ponce. Quell’iconica silhouette del simbolo della capitale è anche eterno crocevia romantico, dallo sfondo di un celebre numero di danza in ‘Un americano a Parigi’ (1951), con Gene Kelly e Leslie Caron sulle rive della Senna al ritmo di ‘Our Love is Here to Stay’ di George e Ira Gershwin, a ‘Ratatouille’ (2007) della Pixar. E non potevano certo mancare all’appello ‘Midnight in Paris’ (2011) di Woody Allen, ‘Charade’ (1963) di Stanley Donen, ‘I tre moschettieri’ (2011) di Paul W.S. Anderson e ‘Gli Aristogatti’ (1970) di Wolfgang Reithermen. Ci ha pensato poi, in ‘Prima del tramonto’ (2004), Richard Linklater con Julie Delpy e Ethan Hawke a esaltarne la bellezza durante un tour in battello sulla Senna nel corso del quale ricostruiranno il loro amore. È lì che si pronunciano le fatidiche parole: “Un giorno Notre-Dame non ci sarà più”. Ma per fortuna quel giorno non è ancora arrivato.

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Marco Fallanca

Cosa ho fatto in tutti questi anni? Sono andato a letto presto. Ma soprattutto a teatro e al cinema. Partigiano del Web, opinabile e pedante opinionista, arbitro di calcio, disilluso podista, precoce e accanito cinefilo che possiede a casa una videoteca con oltre 9000 film. Già giurato del 61º TaorminaFilmFest, seguo da vicino festival e rassegne. Troppo fuori per quelli dentro e troppo dentro per quelli fuori, in realtà sono un genio ma è molto più comodo non darlo troppo a vedere. Attenzione! Preso troppo sul serio può nuocere gravemente alla salute.

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