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Irlanda del Nord, la Brexit fa tornare l’incubo terrorismo

Una giornalista è stata uccisa a Derry e il Paese sembra precipitato in un clima di violenza che ricorda la stagione degli attentati di fine anni Sessanta. La crisi del governo nordirlandese e la situazione di incertezza nel Regno Unito avrebbero riacceso le tensioni

Gli scontri che stanno scuotendo l’Irlanda del Nord ricordano molto i cosiddetti ‘Troubles’, l’insieme di violenze, attentati e profonde divisioni che dalla fine degli anni Sessanta e per circa 30 anni causarono la morte di 3.600 persone. Una giornalista ventinovenne, Lyra McKee, è stata uccisa a colpi di arma da fuoco mentre seguiva i disordini nella città di Derry. La polizia non usa mezzi termini e parla di “atto terroristico” compiuto probabilmente dalla New Ira, gruppo di dissidenti repubblicani che si ispira all’Ira, formazione paramilitare indipendentista irlandese oggi non più in attività. È una storia che arriva da molto lontano e che si intreccia con la crisi in corso da mesi nel governo nordirlandese e Brexit.

I problemi politici per l’Irlanda del Nord sono iniziati nel gennaio 2017, con la caduta del governo locale provocata dalle dimissioni del vice primo ministro Martin McGuinness, del partito repubblicano nordirlandese Sinn Féin. In Irlanda del Nord i poteri del governo devono essere condivisi da unionisti e repubblicani, soluzione di compromesso che fu trovata con gli Accordi del Venerdì Santo. Dopo le dimissioni di McGuinness, annunciate in polemica con la prima ministra Arlene Foster del Partito Unionista Democratico (DUP, la destra unionista), il Sinn Féin si è rifiutato di nominare un sostituto, facendo di fatto cadere il governo e costringendo a nuove elezioni politiche. Le elezioni si sono tenute il 2 marzo 2017 e i due partiti più votati sono stati nuovamente il Sinn Féin e il DUP, che però non sono riusciti a trovare un accordo. Da allora l’Irlanda del Nord è senza parlamento e governo locali. La crisi politica ha probabilmente aggravato le tensioni tra unionisti e repubblicani anche fuori dal parlamento, contribuendo alla situazione attuale.

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La decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea nel referendum del giugno 2016 ha aggravato la situazione. Il dibattito degli ultimi mesi su Brexit si è concentrato in particolare sul cosiddetto backstop, ovvero quel meccanismo inserito nell’accordo negoziato da Theresa May con l’Ue che serve ad evitare a tutti i costi la creazione di un confine rigido tra Irlanda e Irlanda del Nord. Il governo irlandese è stato il principale sponsor di questo meccanismo, che prevede che a determinate condizioni l’Irlanda del Nord rimanga di fatto all’interno del mercato unico europeo, diversamente dal resto del Regno Unito. Al backstop, che potrebbe anche non entrare mai in vigore, si sono opposti gli unionisti nordirlandesi (DUP) che tra le altre cose appoggiano il governo britannico di Theresa May. Il DUP teme infatti che differenziare il trattamento ricevuto dall’Irlanda del Nord rispetto al resto del paese sia il primo passo per separare la regione dal Regno Unito e integrarla nella Repubblica d’Irlanda. Le tensioni tra unionisti nordirlandesi e governo irlandese si sono riflesse soprattutto in Irlanda del Nord, anche se è difficile quantificare con precisione l’effetto di Brexit sull’aumento delle violenze degli ultimi mesi.

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