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L’Isis rivendica gli attentati in Sri Lanka

Al momento non ci sono prove certe che ne dimostrino la veridicità. Il governo accusa il National Thowheeth Jamaath e parla di “vendetta islamica” per la strage nelle mosche in Nuova Zelanda

L’Isis ha rivendicato gli attacchi in Sri Lanka che hanno causato almeno 321 morti attraverso l’agenzia di propaganda del Califfato Amaq: «L’attacco che ha preso di mira persone appartenenti a Stati che fanno parte dell’alleanza crociata guidata dagli Stati Uniti anti Isis e di cattolici in Sri Lanka erano combattenti dello Stato Islamico». A darne per primo la notizia è stato il sito web Site, la piattaforma online che monitora le notizie sullo Stato Islamico.

Al momento non ci sono prove certe che dimostrino la veridicità della rivendicazione del gruppo, anche se negli ultimi giorni erano emersi diversi elementi che avevano fatto sospettare il coinvolgimento di gruppo terroristico internazionale in appoggio al National Thowheeth Jamaath, gruppo jihadista locale. Per il ministro della Difesa Ruwan Wijewardene gli attacchi a chiese e alberghi «sono stati compiuti dall’Isis come ritorsione dopo quello di Christchurch», riferendosi alla strage nelle moschee neozelandesi nelle quali morirono 50 persone, lo scorso marzo. Ma questa tesi è in apparente contraddizione con il diffuso sospetto che gli attentati in Sri Lanka fossero stati pianificati per mesi, per via della loro complessità.

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Il bilancio delle vittime del massacro intanto continua ad aggravarsi: 321 morti, di cui 45 bambini, secondo l’Unicef, e più di 500 feriti. Il governo ha dichiarato il lutto nazionale e lo stato di emergenza, dopo aver già introdotto il coprifuoco dalle 8 di sera alle 4 del mattino, mentre le forze dell’ordine hanno arrestato 40 persone sospettate di aver avuto un ruolo nell’organizzazione degli attentati.

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