Italia

Il 25 aprile del governo: Di Maio a Roma, Salvini a Corleone

«La mafia la combatti con l’esempio, non andando a Corleone», ha detto il capo politico del M5s. La replica del ministro leghista: «Non rispondo alle polemiche, sono in modalità zen»

«Festeggiare il 25 aprile significa celebrare il ritorno dell’Italia alla libertà e alla democrazia, dopo vent’anni di dittatura, di privazione delle libertà fondamentali, di oppressione e di persecuzioni. Significa ricordare la fine di una guerra ingiusta, tragicamente combattuta a fianco di Hitler. Una guerra scatenata per affermare tirannide, volontà di dominio, superiorità della razza, sterminio sistematico», ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo la deposizione della corona di alloro al monumento del Milite ignoto all’altare della Patria, a piazza Venezia, per il 74° anniversario della Liberazione. Presenti alla cerimonia anche il ministro della difesa, Elisabetta Trenta, il presidente del Senato, quello del Consiglio dei Ministri, della Corte Costituzionale, i vertici militari e le autorità locali.

«Il 25 aprile del 1945 nasceva, dalle rovine della guerra, una nuova e diversa Italia, che troverà i suoi compimenti il 2 giugno del 1946, con la scelta repubblicana e il primo gennaio 1948 con la Costituzione – prosegue così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del suo intervento al Teatro Da Ponte a Vittorio Veneto – Non era permesso avere un pensiero autonomo, si doveva soltanto credere alle parole d’ordine del regime, alle sue menzogne, alla sua pervasiva propaganda. Bisognava poi obbedire, anche agli ordini più insensati o crudeli. Ordini che impartivano di odiare: gli ebrei, i dissidenti, i Paesi stranieri. Intere generazioni di giovani italiani furono mandate a morire, male armati e male equipaggiati, in Grecia, in Albania, in Russia, in Africa per soddisfare un delirio di dominio e di potenza, nell’alleanza con uno dei regimi più feroci che la storia abbia conosciuto: quello nazista». E poi un passaggio sulla nascita della Resistenza e sui partigiani: «Molti italiani, donne e uomini, giovani e anziani, militari e studenti, di varia provenienza sociale, culturale, religiosa e politica, maturarono la consapevolezza che il riscatto nazionale sarebbe passato attraverso una ferma e fiera rivolta, innanzitutto morale, contro il nazifascismo. Nacque così, anche in Italia, il movimento della Resistenza. Resistenza alla barbarie, alla disumanizzazione, alla violenza: un fenomeno di portata internazionale che accomunava, in forme e modi diversi, uomini e donne, soprattutto donne, di tutta Europa».

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Alle Fosse Ardeatine, dove furono trucidati 335 tra partigiani, ebrei, cittadini comuni e detenuti romani, l’omaggio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. «Oggi è importante festeggiare, è la festa di tutti», ha detto il premier. Sul luogo dell’eccidio del 1944 anche la sindaca di Roma Virginia Raggi. Che ha parlato su Facebook: «Celebriamo la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. La nostra democrazia è fondata sulla libertà, sui diritti e sull’antifascismo: non dobbiamo mai dimenticarlo». Raggi poi ha parlato anche dal palco di Porta San Paolo durante la manifestazione organizzata dall’Associazione partigiani accolta, però, da fischi e da urla «buffona» e «vattene». «Se siamo qui è per rendere omaggio e celebrare perché ci crediamo davvero, per le persone che hanno deciso di opporsi contro il regime e hanno dato la vita per esprimere le proprie idee, come qualcuno di voi sta facendo adesso», ha replicato la sindaca rivolta ai contestatori.

Il vicepremier Luigi Di Maio ha partecipato invece alla cerimonia nella sinagoga romana di via Balbo, che fu sede della Brigata ebraica. Con lui anche i ministri della Giustizia, Alfonso Bonafede, e della Sanità, Giulia Grillo. Dopo una foto davanti alla targa con il rabbino capo Riccardo Di Segni e alla presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dereghello, Di Maio è entrato nella sinagoga indossando la tradizionale kippah. «Divide chi non vuole festeggiarlo. Noi non vogliamo essere divisivi, il 25 aprile deve essere una giornata di unione – ha detto -. È quindi una giornata in cui si festeggia al di là dei colori politici». E a proposito del governo diviso alle cerimonie per l’anniversario della Liberazione, attacca il ministro dell’Interno: «La mafia si elimina con il buon esempio, non festeggiando a Corleone».

«Non sono a Corleone per un pic-nic. Non rispondo alle polemiche, sono in modalità zen». Così il vicepremier Matteo Salvini, a Corleone per inaugurare un nuovo commissariato, ha replicato all’alleato di governo. Salvini ha scoperto una targa all’ingresso del commissariato e ha ascoltato una funzione religiosa celebrata dal vescovo Michele Pennisi. Sono arrivati poi il governatore Nello Musumeci con l’assessore Ruggero Razza e il capogruppo di Diventerà bellissima Alessandro Aricò. Fra il pubblico diversi candidati della Lega alle Europee. «Mi piacerebbe che il 25 aprile sia la giornata dell’unione e della pacificazione nel nome dell’Italia che verrà, poi ognuno si tiene proprie idee, distanze, e obiettivi: ho scelto Corleone per dire ai giovani che vince lo Stato», il ministro dell’Interno prova a così a spegnere le polemiche sulla mancata partecipazione alle celebrazioni della Liberazione.

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