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La Grecia chiede i danni di guerra alla Germania

La risoluzione approvata a larga maggioranza dal parlamento ellenico prevede un risarcimento da 290 miliardi di euro. E presto anche la Polonia potrebbe chiedere una cifra ancora più alta

Duecentonovanta miliardi di euro come risarcimento danni per le distruzioni e i massacri provocati alla Grecia dal Terzo Reich durante la seconda guerra mondiale. È quanto si appresta a chiedere ufficialmente il governo di Alexis Tsipras alla Germania. Non è la prima volta che la questione dei risarcimenti di guerra torna alla ribalta: diversi governi in passato avevano provato a recuperare parte dei danni subiti durante l’occupazione tedesca, ma Berlino si è sempre opposta alle richieste di Atene, sostenendo che la questione sia stata chiusa definitivamente nel 1960.

Ora invece il premier ellenico Alexis Tsipras spiega che «rivendicare i debiti di guerra dalla Germania è un dovere storico ed etico per la Grecia». Il parlamento greco ha approvato a larga maggioranza la risoluzione per avviare nei confronti del governo di Berlino tutti i necessari passi diplomatici e giuridici per ottenere tale risarcimento. Si partirà con una lettera che verrà consegnata al ministero degli Esteri tedesco. «La posizione del governo federale non è cambiata. La questione dei risarcimenti tedeschi è regolato in maniera definitiva sia dal punto di vista giuridico che da quello politico», ha già detto la Germania attraverso un suo portavoce.

Era il 1941 quando la Germania occupò la Grecia. I morti locali furono decine di migliaia, e immense furono le distruzioni. Non si tratta, naturalmente, di una faccenda di semplice soluzione o valutazione, tanto che non si esclude che la querelle finisca alla Corte Internazionale dell’Aja. Giuristi e storici, ricostruisce l’agenzia Agi, hanno effettuato valutazioni differenti sulle riparazioni di guerra. E i due paesi coinvolti si richiamano a normative diverse. I tedeschi si appellano al Trattato “2 + 4” del 1990, stipulato in seguito alla riunificazione di Germania dell’Est e dell’Ovest: non prevede «ulteriori risarcimenti» rispetto ai 115 milioni di marchi stabiliti da un’intesa sottoscritta nel 1960 da Germania e Grecia. Gli ellenici non ci stanno, almeno da quando si è iniziato a parlare di Troika, da quando l’Eurozona è entrata in crisi e da quando Banca Centrale europea, Fondo Monetario internazionale e Unione europea hanno imposto al Paese tagli e sacrifici.

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Atene si richiama dunque a un rapporto del ministero alle Finanze greco secondo cui, dice ancora Agi, il debito affrontato dai greci per i tanti fondi di salvataggio nel corso della crisi economica di pochi anni fa ammonta a cifre inferiori rispetto a quanto dovuto ma non pagato per le riparazioni di guerra. Il tempo, insomma, di una resa dei conti sul tema sarebbe arrivato. L’economia greca è in rialzo, il bilancio in attivo. «Non volevo creare una sovrapposizione con la pesante crisi degli anni passati – ha detto il premier Alexis Tsipras – dopo la fine dei pacchetti di aiuti, è arrivato il momento giusto. Abbiamo adesso la possibilità di chiudere per sempre questo capitolo per i nostri due popoli».

«Noi sappiamo quale sia la nostra grande colpa e quanta sofferenza la Germania e i tedeschi abbiano causato alla Grecia ai tempi del nazionalsocialismo», dice il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert. Ecco perché «si impegna di mantenere buoni rapporti con un Paese membro dell’Unione europea come la Grecia, che è amica e partner». Ma dice no al risarcimento.

L’iniziativa greca ispira anche Varsavia. «Bisogna internazionalizzare la questione delle riparazioni di guerra dovute dalla Germania alla Polonia», dice Arkadiusz Mularczyk, a capo della commissione parlamentare della Camera dei deputati. Per Mularczyk «è tempo che il parlamento polacco prenda una decisione». Nel caso della Polonia, come immaginabile, le cifre salgono in maniera significativa: i morti sono stati 6 milioni. Si parla di una cifra che si aggira intorno agli 800 miliardi di euro. A Varsavia si dibatte sulla questione dal 2017, ma non c’è stata ancora alcuna formalizzazione: il dossier è ora in mano a una commissione parlamentare che sta preparando le richieste da avanzare ai tedeschi. Dovrebbe concludere il suo lavoro entro l’anno. «La decisione del parlamento greco dimostra che l’internalizzazione del tema risarcimenti di guerra da parte della Germania è realistico», ha twittato Arkadiusz Mularczyk.

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