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Venezuela, l’ultimo tentativo di Usa e Guaidó per cacciare Maduro

L'autoproclamato presidente ad interim invita i venezuelani a scendere nuovamente in piazza per la «fase definitiva della Operazione libertà», mentre il segretario di Stato americano Pompeo non esclude un intervento dell’esercito

«Un intervento militare è possibile. Se sarà necessario, sarà quello che gli Stati Uniti faranno». Il segretario di Stato Mike Pompeo fa sapere che l’esercito americano è pronto ad intervenire per per restaurare la democrazia in Venezuela «anche se gli Usa preferirebbero una transizione pacifica del potere». Intanto Juan Guaidó annuncia che l’esercito è passato dalla sua parte invitando i venezuelani unirsi alla fase finale della cosiddetta “Operazione Libertà”, con l’obiettivo di mettere fine al regime del presidente Nicolás Maduro. Dopo una giornata di manifestazioni e violenti scontri tra le forze di sicurezza governative e i ribelli fedeli al presidente dell’Assemblea nazionale, in cui è morto un ragazzo di 24 anni e oltre 90 persone sono rimaste ferite, però pare che sia cambiato poco: Maduro sembra avere ancora il controllo dell’esercito e tutto è nuovamente in stallo.

«Voglio congratularmi le nostre forze armate per l’atteggiamento fermo, leale, valoroso e di enorme saggezza con cui avete sconfitto il golpe che ha cercato di riempire il Venezuela con la violenza», Maduro ha parlato in diretta televisiva attorniato dai ministri del suo governo e dai capi dell’esercito, dicendo di aver represso il tentativo di colpo di stato e di essere ancora pienamente in controllo del paese. E le cose sembrano stare così: nonostante una parte dell’esercito abbia effettivamente dichiarato lealtà a Guaidó sembra che la maggioranza delle forze armate sia ancora con Maduro.

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Le tensioni in Venezuela, iniziate il 23 gennaio scorso con l‘autoproclamazione di Guaidó, sono tutt’altro che giunte al termine. Tra i primi Stati a riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim c’è la Spagna che fa però sapere che non sosterrà nessun colpo di Stato in Venezuela. La portavoce del presidente Pedro Sanchez, Isabel Celaa, ha riferito infatti che «la Spagna sosterrà un processo democratico pacifico, evitando uno spargimento di sangue, mediante l’immediata convocazione delle elezioni». Mentre Cuba condanna il «tentativo golpista», l’appoggio più concreto a Guaidó arriva dal segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo: «La democrazia non può essere sconfitta», ha twittato durante i disordini.

Parlando a Cnn, Pompeo aveva detto che lunedì Maduro e i suoi più stretti collaboratori erano pronti a lasciare il paese e il potere, ma che erano stati convinti a non farlo dalla Russia. Bolton, invece, aveva detto che diversi ministri del paese, tra cui quello della Difesa, si erano già dichiarati favorevoli a una transizione di potere, per poi cambiare idea. Pompeo e Bolton non hanno però offerto prove concrete a riguardo: Maduro nel suo discorso ha però negato di aver pensato di lasciare il Paese. Mentre l’ira di Donald Trump ha colpito questa volta Cuba, rea secondo il presidente americano di aiutare il regime: «Se gli aiuti, anche militari, al governo di Caracas non finiranno – ha twittato Trump – gli Stati Uniti decideranno un embargo totale verso L’Avana».

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