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Caso Siri, Di Maio e Salvini d’accordo: «Una poltrona non farà cadere il governo»

«Il governo durerà altri 4 anni»: il ministro dell’Interno fa intendere che la Lega sarebbe pronta a considerare le dimissioni del suo sottosegretario indagato per corruzione

«Non ci sarà alcuna conta in consiglio dei ministri. Non alimentate polemiche sterili. Siamo tutti concentrati a lavorare, determinati a portare avanti questa esperienza di governo». A due giorni dall’annuncio di proporre la revoca di Armando Siri, il sottosegretario alle Infrastrutture indagato per corruzione, il premier Giuseppe Conte parlando con i giornalisti cerca di ricucire i rapporti con la Lega. Ma qualora si dovesse arrivare alla conta dei ministri, il M5s – come ricordato dal vicepremier Luigi Di Maio – avrebbe la maggioranza (sei sono della Lega e otto del M5s). L’auspicio dunque è che Siri lasci «spontaneamente» prima del Cdm in programma per mercoledì.

Nelle ultime due settimane, Siri è stato “assediato” dal M5s: Toninelli gli ha tolto le deleghe, Di Maio lo ha invitato più volte alle dimissioni, Conte – alla fine – è intervenuto, proponendo la revoca in Consiglio dei ministri. La Lega, però, lo aveva difeso, smentendo l’ipotesi che potesse lasciare l’incarico in tempi brevi. Durante un comizio a San Giuliano di Pisa, il ministro dell’Interno parlando del caso Siri ha smentito l’ipotesi di una crisi di governo: «Per i giornalisti che si occupano di fantasia dico: il Governo va avanti, non è una poltrona in più o in meno che fa la differenza. Ma in un Paese civile si è innocenti fino a prova contraria. I processi si fanno in tribunale, non nelle strade o in televisione». E non risparmia un attacco alla stampa e alla magistratura: «Io penso a lavorare e la mia parola vale più dei sondaggi: il Governo durerà altri 4 anni e agli italiani non frega niente di quello che titolano i giornali o i telegiornali che rincorrono polemiche inutili. Io preferisco guardare Peppa Pig con mia figlia».

Anche Luigi Di Maio, pubblicando un post su Facebook, allontana gli scenari di crisi di Governo: «Su quasi ogni giornale c’è scritto che la Lega vuole staccare la spina al governo e ha pianificato di far saltare tutto dopo il voto. E tutto questo per cosa? Per una poltrona? Per non mollare un loro indagato per corruzione (che ha il diritto di difendersi ma lontano dall’esecutivo)? Lupi, e dico l’ex ministro Maurizio Lupi di Ncd, si dimise per molto meno Il MoVimento 5 Stelle vuole che il governo vada avanti per altri 4 anni, rispettando i punti di un contratto che può cambiare davvero il Paese. Si chiama responsabilità. Quando ci prendiamo un impegno lo portiamo avanti. Quando diamo la parola, è quella!». Salvini e Di Maio sembrano essere d’accordo: non sarà una poltrona, almeno non quella di Armando Siri, a far cadere il governo. Allora adesso cosa succederà? Siri si metterà da parte, come chiesto più volte dal M5s, aspettando che la giustizia faccia il suo corso?

Se solo Siri si dimettesse, togliendo così d’impaccio Matteo Salvini, il caso verrebbe derubricato come l’ennesima scaramuccia di un governo rissoso. Ma in questi giorni, prima che si arrivi al Consiglio dei Ministri, può succedere di tutto. In calendario ci sono due appuntamenti importanti per la maggioranza. Il primo, sponsorizzato dalla Lega, è l’incontro di lunedì, tra il presidente Conte e la ministra leghista Erika Stefani, per tentare una mediazione in extremis sulla complicatissima partita dell’autonomia regionale; il secondo, atteso con ansia dal M5s, è il voto di martedì alla Camera sul taglio di un terzo dei parlamentari. Quindi dall’una e dall’altra parte c’è l’interesse a chiudere la partita sul caso Siri il prima possibile.

LEGGI ANCHE: Caso Siri e le altre indagini che preoccupano la Lega

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