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Grande Torino: quel sogno spezzato il 4 maggio di settant’anni fa

Poco dopo le 17 l’aereo che trasportava gli "Invincibili" di ritorno da una partita a Lisbona si schianta contro la collina di Superga: 31 vittime e nessun sopravvissuto. La più grande tragedia del calcio italiano

«Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto “in trasferta”». Così Indro Montanelli raccontava sulle pagine de Il Corriere della Sera la più grande tragedia del calcio italiano: l’aereo che trasportava i giocatori del Grande Torino di ritorno da una partita a Lisbona si schianta contro la collina di Superga. Era il 4 maggio del 1949, diventato per tutti il giorno della tragedia di Superga, il giorno in cui gli “Invincibili” diventarono eroi.

Settantanni fa. Dopo una sosta tecnica a Barcellona, il G-212 Fiat trimotore-Elce punta dritto sull’Italia. Il tempo è pessimo: vento e pioggia. Scartati gli scali di Milano e Genova, l’equipaggio decide di atterrare a Torino. Il radiogoniometrista del campo di volo dell’Aeronautica riceve un messaggio dall’aereo: «Voliamo al di sotto delle nubi, quota 2.000 metri. Tra venti minuti saremo a Torino». Dal campo di volo parte l’ultimo comunicato: «Nebulosità intensa, raffiche di pioggia, visibilità scarsa, nubi 500 metri». Alle 17,05 del 4 maggio il disastro: 31 vittime. Nessuno sopravvisse. Non un giocatore, non uno tra allenatori medici e massaggiatori, non un membro dell’equipaggio, nessuno dei tre giornalisti al seguito.

«Il Torino ha due date di nascita, il 3 dicembre 1906 quando è stato fondato e il 4 maggio del 1949 quando l’aereo che trasportava la squadra dopo l’amichevole di Lisbona col Benfica si schiantò su Superga. Nel giorno in cui sembrò che tutto fosse finito, in realtà esplose ancora più violentemente la passione e l’amore per il Torino». È l’attuale presidente del Torino, Urbano Cairo, a spiegare il sentimento che è di ogni tifoso granata. Torino in questi giorni ha un fermento particolare. Sono i settant’anni certo, ma non è solo questo: è che c’è una nuova saldatura tra la storia e il presente ed è il sogno di un posto in Europa.

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Non ci saranno in campo Valerio Bacigalupo (25 anni, portiere), Aldo Ballarin (27, difensore), Dino Ballarin (23, portiere), Emile Bongiorni (28, attaccante), Eusebio Castigliano (28, mediano), Rubens Fadini (21, centrocampista), Guglielmo Gabetto (33, attaccante), Roger Grava (27, centravanti), Giuseppe Grezar (30, mediano), Ezio Loik (29, mezzala destra), Virgilio Maroso (23, terzino sinistro), Danilo Martelli (25, mediano e mezzala), Valentino Mazzola (30, attaccante e centrocampista), Romeo Menti (29, attaccante), Piero Operto (22, difensore), Franco Ossola (27, attaccante), Mario Rigamonti (26, difensore), Julius Schubert (26, mezzala). Ma il Torino capitanato da Andrea Belotti può tornare ad essere “grande” in Europa League. Anche per loro.

Il Grande Torino era la squadra regina del campionato, vincitrice di cinque scudetti consecutivi, dalla stagione 1942-1943 alla stagione 1948-1949, in un periodo difficile per il Paese, quello della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale. Mazzola, Gabetto, Loik, Bagicalupo oltre a vestire la maglia del Toro, difendevano anche i colori azzurri. Erano eroi per i bambini, idoli per la gente che, in quegli anni, si affidava anche al calcio per ricominciare a sognare una vita migliore dopo gli anni bui della guerra. Il record, che ancora resiste, è dell’11 maggio del 1947 quando 10 granata su 11 furono schierati in maglia azzurra nel match vinto 3-2 sull’Ungheria.

A distanza di tantissimo tempo, sono ancora numerosi i primati, rimasti a oggi imbattuti, collezionati dal Grande Torino: dal 10-0 inflitto in casa all’Alessandria alla vittoria in trasferta più rilevante (0-7 alla Roma). C’è poi la tripletta più veloce che Mazzola mise a segno in tre minuti (dal 29esimo al 31esimo) in un Torino-Vicenza 6-0. E poi ci sono, ovviamente, record ormai raggiunti, ma che all’epoca fecero impressione come la conquista di uno scudetto con cinque turni di anticipo, o la prima volta di un’accoppiata vincente Campionato-Coppa Italia (1942-43). Un altro record “impossibile”, che nessuna squadra italiana è stata in grado di uguagliare, è quello dell’imbattibilità interna: per 6 anni e 9 mesi (dal 31 gennaio del 1943 al 23 ottobre del 1949) cioè per 100 partite, di cui 3 giocate dai ragazzi della Primavera subito dopo la tragedia di Superga e 4 dalla nuova squadra nel campionato successivo, i granata non conobbero sconfitte: 89 vittorie e 11 pareggi con 363 gol realizzati e 80 incassati.

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