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L’allarme dell’Onu: «Una specie vivente su otto a rischio estinzione»

Un milione di animali e vegetali è destinato a sparire dalla Terra. In Europa a rischio, tra gli altri, lo scoiattolo rosso, l’allodola e un terzo degli insetti

Per colpa dell’uomo, responsabile di un’offensiva nei confronti della biodiversità che gli scienziati definiscono «senza precedenti», una specie vivente su otto è a rischio estinzione. Un milione di animali e vegetali è destinato a sparire in tempi brevi dalla Terra e dagli oceani. A lanciare l’allerta è un report dell’Onu presentato a Parigi dalla Piattaforma intergovernativa scientifica e politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (Ipbes).

«La salute degli ecosistemi di cui dipendiamo, così come di tutte le altre specie, si sta deteriorando più velocemente che mai», ha denunciato il Robert Watson, presidente dell’Ipbes, che insieme agli altri rappresentanti ha redatto una sintesi sulla situazione della biodiversità. Secondo il rapporto, in Europa, le specie più colpite sono l’allodola, la piccola farfalla blu e un terzo degli insetti, prime fra tutti le api. A rischio anche scoiattoli rossi, ricci e pipistrelli. I dati analizzati dai ricercatori dimostrerebbero che la Terra stia iniziando la «sesta estinzione di massa della sua storia, ma la prima attribuita all’uomo e alle sue attività». Negli ultimi secoli, infatti, l’uomo ha già causato la scomparsa di 680 specie: «Stiamo erodendo i pilastri stessi delle nostre economie, i nostri mezzi di sostentamento, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità di vita del mondo intero», ha avvertito Watson.

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Ma l’inversione di rotta è possibile soltanto scegliendo di cambiare atteggiamento nei confronti della natura e della biodiversità. Con tutto quello che ne consegue anche sui nostri stili di vita. Meno inquinamento, minor ricorso ai pesticidi, minor utilizzo di risorse non rinnovabili, un diverso approccio con il cibo, con una riduzione dei consumi di prodotti di origine animale: tanti piccoli gesti che possono fare la differenza ma che comportano un deciso cambio di abitudini e di mentalità. «Non è troppo tardi per agire — dice ancora Watson — ma solo se cominciamo da subito e a tutti i livelli, da quello locale a quello mondiale».

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