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Venezuela, arrestato il vice di Guaidó: gli Usa minacciano «conseguenze»

Il Dipartimento di Stato americano lancia l'avvertimento e definisce l’arresto di Zambrano «arbitrario, illegale, inaccettabile»

Gli Usa hanno giudicato «arbitrario» l’arresto del primo vicepresidente dell’Assemblea nazionale del Venezuela, Edgar Zambrano, e hanno sottolineato che se il deputato di opposizione non sarà liberato immediatamente «ci saranno conseguenze». In seguito all’ultimo tentativo di Guaidó di rovesciare il governo, Zambrano era stato accusato di tradimento, cospirazione e insurrezione: la Corte Suprema venezuelana, fedele al presidente Nicolàs Maduro, gli aveva tolto l’immunità parlamentare aprendo la strada al suo arresto.

Sono stati gli uomini del Sebin, il servizio di intelligence di Nicolas Maduro, ad arrestare Zambrano. Nel suo ultimo tweet Zambrano aveva raccontato che la sua auto era stata circondata dagli agenti dell’intelligence venezuelana ed essendosi rifiutato di uscire, l’auto era stata trasportata con una gru nel carcere di Helicoide. L’azione è stata immediatamente denunciata dal leader dell’Assemblea, Juan Guaidó: «La dittatura ha rapito il vicepresidente dell’Assemblea Nazionale per mano della sua polizia politica. Stanno cercando di distruggere il potere che rappresenta tutti i venezuelani, ma non riusciranno»

Il Dipartimento di Stato americano ha immediatamente minacciato «conseguenze» se le autorità venezuelane non libereranno Edgar Zambrano, senza precisare però quali misure di ritorsione potrebbero essere adottate. «La detenzione arbitraria del deputato Edgar Zambrano da parte delle oppressive forze di sicurezza di Maduro in Venezuela è illegale e imperdonabile. Maduro e i suoi complici sono direttamente responsabili della sicurezza di Zambrano», si legge in un tweet dell’ambasciata virtuale degli Stati Uniti in Venezuela. Gli Usa non hanno un’ambasciata nel Paese dallo scorso marzo, quando hanno annunciato la sospensione temporanea delle operazioni a Caracas e il ritiro del personale diplomatico. Da allora, l’account twitter della rappresentanza diplomatica è stata ribattezzata Ambasciata virtuale.

Zambrano non è il primo esponente dell’opposizione venezuelana preso di mira dopo il tentato colpo di stato del 30 aprile: almeno dieci deputati dell’Assemblea Nazionale sono stati incriminati e accusati per presunti crimini quali tradimento, cospirazione e rivolta civile. Secondo il Guardian, una di loro, Marianela Magallanes, si sarebbe rifugiata nella residenza dell’ambasciatore italiano a Caracas, mentre Leopolodo López, mentore politico di Guaidó, avrebbe chiesto asilo all’ambasciata spagnola. Secondo diversi analisti, per il momento Maduro non si è mosso direttamente contro Guaidó per evitare una reazione degli Stati Uniti, che per primi avevano riconosciuto il presidente dell’Assemblea Nazionale come presidente ad interim del Venezuela, seguiti da altri 50 paesi in tutto il mondo.

LEGGI ANCHE: La posizione (ambigua) dell’Italia sulla crisi in Venezuela

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