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Perché c’è chi rinuncia al Reddito di cittadinanza?

Sono stimati tra i 60mila e 130mila gli italiani che hanno fatto marcia indietro sul sussidio. E il governo non era preparato

Mentre fino a pochi mesi fa la domanda più digitata sui motori di ricerca era «come si fa a ricevere il reddito di cittadinanza», negli ultimi giorni si è passato a chiedere informazioni su come rinunciare allo stesso reddito di cittadinanza. Sembrerà paradossale, ma molti italiani, dopo aver scoperto l’importo a loro spettante e gli obblighi che ne derivano, hanno fatto marcia indietro. Nel mese di maggio sono giunte moltissime richieste di annullamento nei vari Caf del territorio italiano. E il governo sta già lavorando a un apposito modulo per rinunciare al reddito di cittadinanza.

Il legislatore, quando stabilì requisiti e modalità di concessione del sussidio, non prescrisse alcuna indicazione sull’eventuale rinuncia da parte dei beneficiari. Ma considerando che il 13% dei nuclei familiari che hanno fatto richiesta del sussidio si sono visti accreditare una somma compresa tra le 40 e le 100 euro, si può ipotizzare che, a conti fatti, potrebbero chiedere di rinunciare al reddito di cittadinanza un numero di famiglie compreso tra le 60mila e le 130mila.

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Molti, dunque, pensano che il gioco non valga la candela: infatti chiunque accetti il reddito di cittadinanza, anche se minimo, dovrà essere sottoposto a controlli fiscali maggiori e soprattutto ad obblighi lavorativi che potrebbero non soddisfarlo. Percepire il reddito di cittadinanza prevede la sottoscrizione della Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did) e di un Patto per il lavoro e l’inclusione sociale. Quest’ultimo, in particolare, prevede che il richiedente si presti a compiti di pubblica utilità, alla riqualifica professionale o al completamento degli studi.

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