Politica

Conflitto d’interessi, il M5s ci riprova: «Colpiremo quelli che hanno fatto opposizione per anni»

Chi ha un patrimonio oltre i 10 milioni di euro è fuori dalla politica. L’offensiva parlamentare grillina stabilisce un tetto di due mandati per tutti, multe (anche ai partiti) per chi candida incompatibili o ineleggibili

La legge sul conflitto d’interessi torna al centro del dibattito politico. «Domattina presentiamo la legge sul conflitto di interessi. Non voglio fare una legge contro qualcuno. Di solito si pensa a una sola persona e invece sono tanti, sono quelli che gli hanno fatto opposizione per anni. E lui sicuramente è quello che ha più paura di tutti»: così il vicepremier Luigi Di Maio, nel corso di un incontro elettorale a Pescara, riferendosi a Berlusconi, pur senza mai citarlo. I grillini alzano la posta e presentano i loro provvedimenti per regolare l’annoso problema della politica italiana: tre bozze di legge che mettono nuovi paletti per gli incarichi governativi, parlamentari, nelle autorità di controllo e che limitano la possibilità di svolgere attività di lobbying nei primi anni dopo la fine del mandato.

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Una vera offensiva che allarga e definisce i canoni per la definizione di conflitto di interessi e l’esclusione dalla vita pubblica, per i soggetti titolari, anche per interposta persona, di patrimoni mobiliari e immobiliari oltre i 10 milioni di euro, anche all’estero, fatta eccezione per i titoli di Stato. E poi, tetto massimo di due mandati (anche non consecutivi), esteso a tutti, e multe salate per chi non rispetta i criteri su incandidabilità e incompatibilità con le cariche ricoperte, sia per i singoli sia per i partiti che scelgono di candidarli. La bozza in questione fa anche riferimento alle partecipazioni superiori al 2% in imprese titolari di diritti esclusivi, monopoli, radio e tv, editoria, internet o imprese di interesse nazionale.

Dopo essere stata affossata nella scorsa legislatura, nonché dimenticata per anni da tutti i partiti politici, il M5s ci riprova e inserisce la legge sul conflitto d’interessi tra le cinque da approvare entro l’anno. Le nuove misure rischiano, però, di incrinare ancora di più il rapporto tra i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. «Mi hanno detto che Di Maio vuole la legge su conflitto d’interessi. Siamo pronti a firmare tutto quello che c’è nel contratto di governo anche se, modestamente, tutte le persone che incontro mi chiedono la riduzione delle tasse alle famiglie e alle aziende», ha detto il vicepremier leghista.

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Nel dettaglio, la proposta di legge a prima firma Dadone sulle incompatibilità stabilisce che si trovano in conflitto di interessi tutti i candidati a cariche parlamentari o europarlamentri proprietari, possessori o che abbiano «la disponibilità di partecipazioni superiori al 5 per cento del capitale sociale, ovvero anche inferiore a tale percentuale in caso di società con un volume di affari superiore a 10 milioni di euro annui o comunque superiore al 3 per cento del volume di affari complessivo nel mercato di riferimento in ambito nazionale» che ha rapporti di qualsiasi natura con la pubblica amministrazione. La definizione è estesa anche alle imprese che lavorano in regime di autorizzazione o concessione, o che lavori in forza di un contratto soggetto alla disciplina del Codice degli appalti o, infine, che operi in settori strategici come l’informazione, la comunicazione, l’energia, le infrastrutture, trasporti e altri settori. Vi è quindi conflitto di interessi anche quando l’impresa è gestita per interposta persona o da società fiduciarie. Restrizioni che valgono non solo per gli imprenditori ma pure per dirigenti, gestori e amministratori a vario titolo. Chi nei trecento giorni precedenti alle elezioni si trova in un conflitto di interessi così definito dalla nuova legge, è automaticamente dichiarato ineleggibile. Così come lo sono tutti coloro che hanno ricoperto già la carica di membro del Parlamento per due mandati, anche se non consecutivi. In altre parole, la regola base del M5s estesa a tutti i membri di Camera, Senato ed Europarlamento.

La bozza sul nuovo regolamento del lavoro in Parlamento delle lobby, a prima firma Silvestri, punta invece alla creazione non solo di un registro dei portatori di interessi ma anche all’istituzione di un Comitato di Sorveglianza che verifichi le dichiarazioni e il rispetto del Codice deontologico da parte di tutti i lobbisti. Questo nuovo organo dovrà essere composto da tre componenti: uno eletto tra i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura tra i medesimi componenti a maggioranza assoluta, uno eletto tra i componenti della Corte Costituzionale tra i medesimi componenti a maggioranza assoluta, uno eletto tra gli avvocati dopo venti anni di servizio, dai Consiglieri del Consiglio Nazionale Forense a maggioranza assoluta. Il compito del Comitato sarà di sorvegliare sulla «trasparenza dei processi decisionali pubblici e del rapporto tra gli interessi particolari e la pubblica amministrazione». Sono previste sanzioni, che vanno da 50mila a 250mila euro per chi fornisca informazioni false o non ottemperi alle richieste di maggiori informazioni da parte del Comitato di Sorveglianza.

La proposta di legge Macina, infine, stabilisce che il conflitto d’interessi sussiste per chiunque sia «titolare di un interesse privato idoneo a interferire con l’imparzialità necessaria all’adempimento degli specifici compiti a cui il titolare della carica è preposta». Chi si appresta a far parte del Governo dovrà entro dieci giorni dall’assunzione della carica comunicare all’Autorità garante della Concorrenza qualsiasi ruolo pubblico ricoperto in passato, sia esso anche in enti di diritto pubblico, e qualsiasi lavoro autonomo o attività professionale. L’autorità stessa potrà invitare il soggetto in situazione di conflitto di interessi ad astenersi dal compimento di qualsiasi atto e a rimuovere detta situazione entro dieci giorni.

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