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La web tax non parte: si rischia un buco da 150 milioni

Il decreto attuativo che doveva arrivare entro il 30 aprile non ha visto ancora la luce, rallentato anche dal mancato accordo Ue sulla tassazione dei giganti della Rete

La web tax non decolla, nemmeno nella versione gialloverde. La tassa sull’economia digitale, che l’Italia tenta di introdurre dal 2013, dovrebbe valere sui ricavi dei colossi del web già da quest’anno, ma in assenza del decreto attuativo, che doveva arrivare entro il 30 aprile, rischia di creare un buco per le casse dello Stato da 150 milioni nel 2019, che diventano oltre mezzo miliardo (600 milioni era cifrata in manovra) a regime a partire dal prossimo anno.

La nuova tassa, già introdotta per il 2018 e mai attuata, prevede un’aliquota del 3% per le aziende con oltre 750 milioni di ricavi di cui almeno 5,5 milioni da servizi digitali in Italia. Per essere riscossa la web tax ha bisogno di un decreto attuativo del ministero dell’Economia di concerto con quello dello Sviluppo economico, sentito il Garante per la privacy e l’Agid. Il termine per emanare il provvedimento era fissato appunto in 4 mesi dall’entrata in vigore della legge di Bilancio, ma le indicazioni contenute nel decreto, che renderebbero pienamente operativa la web tax, si applicherebbero poi dal «sessantesimo giorno» dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Insomma, il termine che era stato fissato al 30 aprile è scaduto nel silenzio del legislatore, rallentato anche dal mancato accordo Ue sulla tassazione dei giganti del web.

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La norma della manovra prevede anche una relazione annuale del Mef sui risultati e un capitolo ad hoc da inserire nella nota di aggiornamento al Def che il governo predispone per fine settembre. Lo slittamento del provvedimento rallenta quindi ulteriormente l’applicazione della misura, dalla quale erano attesi incassi per 150 milioni quest’anno e 600 milioni l’anno a partire dal 2020. A inizio aprile il direttore del dipartimento Finanze del Mef, Fabrizia Lapecorella, aveva spiegato che era in corso «una riflessione tecnica» per cercare «di tenere conto delle implicazioni del fallimento dell’accordo europeo all’Ecofin» di marzo per procedere con una web tax europea, rimandando all’Ocse il compito di lavorare alla tassazione delle imprese digitali, lavoro che si dovrebbe concludere nel 2020.

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