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Aiuti alle famiglie, Di Maio guarda al modello francese

Maggiore sostegno alle mamme lavoratrici e il pagamento delle babysitter, oltre alle rette degli asili nido e ai prodotti per l’infanzia: sono queste le idee del vicepremier che saranno discusse con partner di governo, opposizioni e associazioni

Dal reddito di cittadinanza avanza un miliardo e l’intenzione del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, è quello di reinvestirlo, magari già nel corso del 2019, per aiutare le famiglie: maggiore sostegno alle mamme lavoratrici e per il pagamento delle babysitter, oltre alle rette degli asili nido e ai prodotti per l’infanzia. E il modello a cui il vicepremier Luigi Di Maio ha detto di guardare è quello della Francia, che ha un sistema di supporto alla natalità e alle donne lavoratrici estremamente efficace. «Sposteremo soldi che avanzano dal reddito di cittadinanza, un miliardo di euro – ha annunciato il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio – sulle famiglie che fanno figli e che hanno figli. Su quei giovani che stanno andando via dall’Italia e che non hanno nessuna certezza perché quando vogliono mettere al mondo un bambino non sanno come sostenere le spese e come assicurargli un futuro dignitoso».

E proprio il vicepremier M5s potrebbe essere colui che spinge per una riforma ancora più radicale del sistema welfare legato alle famiglie, dal congedo per i papà lungo come quello delle mamme all’introduzione, appunto, di un assegno unico mensile per i figli. Proposte che verranno discusse già questa settimana, con la convocazione di un tavolo tecnico al ministero che coinvolgerà non solo i partner di governo, ma anche le opposizioni e le associazioni familiari. Si tratta di un «decreto che sarà approvato nelle prossime settimane, e che mette un miliardo di euro in più sugli aiuti alle famiglie che fanno figli: pannolini, baby sitter e asili nido», ha dichiarato Di Maio.

Un sistema che richiede però risorse ben superiori rispetto al miliardo ottenuto dai risparmi sul reddito di cittadinanza. Ma altri soldi potrebbero rimanere nelle casse dello Stato dai bonus nascite e asili nido, assegni familiari e dalla rimodulazione degli 80 euro del governo Renzi che potrebbero fruttare nuove risorse da reinvestire. Stando agli ultimi dati disponibili, i Centri francesi per l’assegnazione degli aiuti alle famiglie (Caf) hanno distribuito in un anno 73,2 miliardi di euro a 12,6 milioni di nuclei per un totale di 31,6 milioni di beneficiari. Gli ultimi dati Ocse mostrano che la spesa pubblica francese nel welfare, pensioni incluse, è pari al 32% del prodotto interno lordo contro circa il 21% dell’Italia e il 20% della media Ocse, e la quota destinata alle famiglie arriva al 2,9% del pil contro il 2% dell’Italia, fanalino di coda nei Paesi avanzati.

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Va detto però che, nonostante sia considerata un modello sul tema, la Francia ha in atto un ripensamento delle politiche sociali legato a doppio filo con la lenta crescita economica e il pesante fardello del debito. Di certo finora i risultati non sono mancati: nonostante sia in atto un rallentamento delle nascite, i francesi hanno il tasso di natalità più alto d’Europa (1,92%, dato Eurostat 2018) contro l’1,3% del nostro Paese. Tutto il sistema francese di aiuti alle famiglie ruota attorno ai Centri per l’assegnazione alle famiglie dei 32 sussidi pubblici di cui solo una parte strettamente legati alla natalità e alla crescita dei figli. Per valutare se si ha diritto o meno ad un supporto da parte dello Stato, il governo francese ha sviluppato un sito internet che in meno di sette minuti consente di valutare la propria situazione.

Riguardo alle nascite, per ogni figlio la famiglia francese ha diritto ad un premio di 944,51 euro finalizzato alla copertura delle spese sostenute per l’arrivo del bebè. Il bonus è concesso a patto di non superare determinate soglie di reddito pari a 41.840 euro in coppia oppure 31.654 per madri single al primo figlio. Esiste anche un premio per le adozioni, ma la somma è inferiore ed è sempre differenziata a seconda della situazione familiare. Le famiglie francesi hanno poi diritto anche ad un sostegno successivo alla nascita fino a 3 anni sempre all’interno di una data fascia di reddito. In quella più elevata, con una coppia dal reddito di poco inferiore a circa 46mila euro, è previsto un assegno da circa 1100 euro l’anno, versato mensilmente, per figlio. Nella più bassa (coppia reddito inferiore a 38.600 euro), la somma è raddoppiata. Gli assegni familiari italiani prevedono una cifra massima di 137 euro per nuclei con un solo figlio e redditi sotto i 14mila euro. Alla seconda nascita il «Caf attribuisce automaticamente il supporto alla famiglia dal momento in cui viene a conoscenza della presenza di un secondo figlio a carico», si legge nel sito del servizio pubblico dedicato alle famiglie. Inoltre l’assegno sale progressivamente con il terzo e il quarto figlio all’interno di un reddito familiare che non superi i 53mila euro.

Il sistema francese prevede poi anche una serie di aiuti per rendere più facile la vita alle madri lavoratrici. Oltre a una fitta rete di asili pubblici, che però non riescono a soddisfare la richiesta, il governo si fa carico di parte della spesa (fino all’85% del costo entro i 50,15 euro al giorno per bambino) relativa all‘assunzione di un’assistente per l’infanzia per occuparsi del bambino a casa nel caso in cui i due genitori siano entrambi lavoratori o studenti. Infine è possibile anche organizzare un micro-asilo con altri genitori che risiedono nella stessa area geografica (crèche parentales). Anche in questo caso parte della spesa sarà presa in carico dallo Stato che attraverso i Comuni mette in contatto i genitori di una stessa area geografica. Inoltre se uno dei due genitori decide di dedicarsi maggiormente alla cura del figlio, entro il terzo anno, può accedere per sei mesi a un sussidio ad hoc a patto di aver lavorato almeno per due anni. Sono anche previste forme di sostegno alla famiglia nel caso di disabilità o malattie gravi secondo un meccanismo molto simile a quello italiano, ma che non risente della frammentazione di competenze che esiste in Italia a causa del sistema sanitario regionale. A completare il quadro esistono poi aiuti alle famiglie nel caso di genitori separati, bambini non riconosciuti, orfani e bambini ospiti di case famiglia. In questi casi non ci sono tetti al reddito.

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