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Trump banna Huawei dal mercato statunitense

Il presidente ha autorizzato il Dipartimento per il commercio ad impedire alle società statunitensi di commerciare con determinati fornitori esteri. La replica: «Le limitazioni relegheranno gli Usa in una posizione di svantaggio nell’adozione delle reti di ultima generazione»

Donald Trump ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale a tutela delle reti di comunicazione. Con un ordine esecutivo, il presidente ha autorizzato il Dipartimento per il commercio ad impedire alle società statunitensi di commerciare con determinati fornitori esteri. Nel mirino soprattutto le aziende cinesi Huawei e Zte. La mossa finale era attesa da tempo, e ora andrà a rivoluzionare radicalmente il mercato delle telecomunicazioni non solo negli Stati Uniti, visto che le ripercussioni potranno avvertirsi anche sui Paesi alleati.

Huawei e altre 70 società affiliate entrano dunque a far parte della “Entity List” stilata dal Commerce Department: ottenere le previste autorizzazioni per permettere alle aziende Usa di vendere componenti e attrezzature alla società cinese sarà difficile, impossibile sarà per le aziende cinesi vendere e installare le proprie infrastrutture negli Stati Uniti. La decisione di Trump va inserita nelle tensioni tra il governo statunitense e la compagnia cinese per l’installazione sul suolo americano delle infrastrutture necessarie al 5G, l’evoluzione tecnologica del 4G in termini di comunicazione wireless. Huawei è considerata leader nel settore, i suoi impianti sono considerati qualitativamente migliori e più economici rispetto a quelli della concorrenza. Ma la Casa Bianca teme che le infrastrutture realizzate dai cinesi possano esporre gli Usa, i Paesi alleati e le basi statunitensi all’estero ad azioni di spionaggio mirato.

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In questi mesi gli Stati Uniti hanno cercato di convincere i governi alleati nella loro crociata anti-Huawei senza grande successo. Australia, Nuova Zelanda, Canada e Giappone hanno bandito la società cinese dalle gare per il 5G. Ma in Europa l’appello americano finora è rimasto inascoltato. La Gran Bretagna, storico primo alleato americano, ha firmato un accordo di cooperazione anti-spionaggio con Huawei (“no-spy agreement”) con il quale la società cinese «si impegna formalmente a fornire infrastrutture di tlc senza ‘backdoors’ segrete o altri dispositivi di spionaggio nascosti». Finora Huawei ha firmato più di 40 contratti per le reti 5G: 25 in Europa, 10 in Medio Oriente e sei in Asia. Per questo, secondo il dirigente di Huawei, le restrizioni di accesso al mercato degli americani avranno un impatto limitato sul colosso delle tlc cinesi. Tuttavia Pechino accusa gli Stati Uniti di «screditare deliberatamente» le società cinesi.

Il divieto di vendere e installare le proprie infrastrutture negli Stati Uniti avrebbe niente a che vedere con l’escalation della guerra commerciale tra Washington e Pechino, si affrettano a precisare alla Casa Bianca. «Queste limitazioni sono irragionevoli e non renderanno il Paese più sicuro o più forte, anzi lo limiteranno e lo obbligheranno a cercare alternative inferiori e più costose relegando il Paese in una posizione di svantaggio nell’adozione delle reti di ultima generazione e, in ultima analisi, danneggerà gli interessi delle aziende e dei consumatori statunitensi. Inoltre restrizioni ingiustificate violeranno i diritti di Huawei e solleveranno ulteriori questioni legali», riporta un comunicato ufficiale di Huawei. Il portavoce del ministero del Commercio Gao Feng ha fatto sapere che la Cina «si oppone con forza alla imposizione unilaterale di sanzioni» e «ha enfatizzato molte volte che il concetto di sicurezza nazionale non dovrebbe essere abusato e non dovrebbe essere utilizzato come uno strumento per il protezionismo commerciale».

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