Musica

Eurovision, Mahmood secondo scaricato dalla comunità gay

Ha vinto l’Olanda con “Arcade” cantata da Duncan Laurence, l’Italia seconda per pochi voti. Il vincitore di Sanremo: «Volevo rappresentare al meglio quella parte di giovani italiani ed europei che hanno voglia di rimanere uniti». Madonna stona in “Like a prayer”, poi unisce Palestina e Israele

Per una manciata di voti l’Italia non è tornata sul trono della canzone europea a distanza di ventinove anni dall’ultima vittoria con “Insieme” di Toto Cutugno. Il televoto ha dato la spinta finale a Olanda e Italia nel fotofinish per superare Svezia e Macedonia del Nord premiate dalle giurie. Un appassionante e altalenante finale che ha visto la canzone dei Paesi Bassi, “Arcade” di Duncan Laurence, prevalere per appena 27 voti su “Soldi” di Alessandro Mahmood, che bissa il piazzamento all’Eurovision raggiunto nel 2011 da Raphael Gualazzi. Al terzo posto, con 369 voti, la Russia con “Scream” interpretata da Sergey Lazarev.

Il vincitore del Festival di Sanremo e il rappresentante dei Tulipani erano dati per favoriti sin dalla vigilia. Ma, negli ultimi giorni, l’italiano sembrava essere preferito al rivale, fin troppo nello stile Coldplay. Tanto da ottenere il riconoscimento per il miglior testo dalla sala stampa, una sorta di premio della critica. 

Sulla sconfitta di Mahmood potrebbe aver pesato il mancato appoggio della comunità gay, che, proprio alla vigilia della finale, ha dirottato il voto su Bilal Hassan, cantante francese di 19 anni gay dichiarato, in seguito al mancato “coming out” dell’italiano. «Purtroppo Mahmood durante la conferenza stampa dell’Eurovision ha perso un occasione per stare zitto» aveva dichiarato Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center. «La sua critica al “coming out” delle persone lesbiche e gay era del tutto fuori luogo, con un Eurofestival condotto da un presentatore gay dichiarato e con molti cantanti gay dichiarati».

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«Dichiarare “sono gay” non porta da nessuna parte, se non a far parlare di sé. Se continuiamo con questi distinguo, l’omosessualità non sarà mai percepita come una cosa normale, quale è» sostiene dal suo canto il ventiseienne nato e cresciuto a Milano da madre sarda e padre egiziano. E, in Israele, alla stampa di tutta Europa, Mahmood ha continuato a sbandierare di «essere italiano al 100%» e che era più preoccupato di «rappresentare al meglio quella parte di giovani italiani ed europei che hanno voglia di rimanere uniti». Annunciando che «nei primi giorni di giugno andrò a scrivere dei brani al Midem di Cannes insieme con altri autori francesi, tedeschi e di altre nazioni e spero che questo sia un bell’esempio di connessione fra artisti e uomini di vari Paesi».

La lusinghiera piazza d’onore conferma la validità delle contestate scelte delle giurie nella scorsa edizione del Festival di Sanremo. La canzone di Mahmood era la più internazionale di quelle in gara, la più indicata a portare oltre confine una nuova e più attuale immagine dell’Italia musicale. Certamente più originale delle molte imitazioni che si sono viste sul palco dell’Arena di Tel Aviv.

 

Le bandiere sulla schiena dei ballerini

Grande attesa per Madonna. Andata un po’ delusa. Al di là delle solite scenografie nello stile “Il nome della rosa”, la sessantenne star americana, nelle nuove vesti di “Madame X”, scendendo sulla scalinata di una cattedrale, attorniata da monaci con il saio e il cappuccio, ha stonato in abbondanza riprendendo “Like a player”. Poi, in compagnia del rapper Quavo dei Migos, tra reggaeton e una forte dose di autotune, ha presentato il nuovo singolo “Future” in una coreografia chiusa da uno spettacolare tuffo all’indietro nel vuoto. Alle polemiche che hanno preceduto la sua esibizione (da un milione di euro) e sollevate dai colleghi musicisti che sostengono il boicottaggio artistico di Israele per via del conflitto palestinese (Bobby Gillespie dei Primal Scream ha definito Madonna «una prostituta totale»), la “material girl” ha risposto mettendo la bandiera con la Stella di David e quella palestinese sulla schiena di due ballerini abbracciati.

Ieri sera si è votato per le canzoni, in un Europa molto più ampia di quella politica (era perfino compresa l’Australia). Un’Europa musicale che, al contrario di quella politica nella quale avanzano sovranismi e nazionalismi, è decisamente più unita, tollerante, multiculturale, pacifica, fraterna. Semmai, forse, un po’ troppo appiattita su modelli anglosassoni e americani.  Clamoroso l’ultimo posto in classifica dell’Inghilterra.  

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.

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