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Brexit, la premier May apre a un nuovo referendum

Il nuovo accordo di separazione dall’Ue che sarà messo al voto a inizio giugno includerà una richiesta di votare se indire o meno una seconda consultazione. I laburisti, insoddisfatti, non sosterranno il testo: «È una rimasticatura di quanto già discusso»

Ultima chiamata per la Brexit: Theresa May ha presentato un nuovo accordo per portare la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea, offrendo in cambio ai deputati di Westminster la possibilità di votare su un secondo referendum. Se l’accordo, che verrà messo al voto della Camera dei Comuni a inizio giugno, verrà bocciato «i deputati dovranno scegliere – ha detto la premier May – fra la possibilità di un secondo referendum o il ritorno a elezioni generali».

«Stiamo facendo una nuova offerta per trovare un compromesso in Parlamento. È l’unico modo di ottenere la Brexit», ha detto Theresa May. «Ho chiarito la mia posizione molte volte su questo punto – ha spiegato la premier riferendosi alla clausola che permette di indire un nuovo referendum – Non credo che questa sia una strada che dovremmo intraprendere perché credo che dovremmo implementare il risultato del referendum, non chiedere ai britannici di votare una seconda volta». May spiega però il motivo che l’ha portata a inserire questa clausola nel nuovo accordo, mossa che molti hanno letto come un tentativo di forzare i deputati ad accettare il testo: «Il governo includerà nell’introduzione dell’accordo di ritiro la possibilità di votare sul tenere o meno un nuovo referendum che dovrà avvenire prima della ratifica di un accordo di ritiro». La formulazione scelta dal governo prevede di fatto che per arrivare a decidere se votare per un secondo referendum, i deputati devono approvare l’accordo di separazione dalla Ue.

Nel testo, inoltre, sono state inserite alcune delle richieste dell’opposizione laburista: dall’ampliamento, anche se provvisorio, dei tempi di un legame doganale con l’Ue, al mantenimento degli standard europei di tutela dei lavoratori e dell’ambiente. La premier ha infatti spiegato che sarà assicurato l’obbligo legale per il governo di cercare un’alternativa al backstop, il meccanismo di garanzia per mantenere le frontiere irlandesi aperte entro il dicembre 2020. Ma per il leader laburista, Jeremy Corbyn, il testo è «una rimasticatura di quanto già discusso». «Non vi sono cambiamenti fondamentali sull’allineamento al mercato unico e sull’unione doganale», ha detto Corbyn, aggiungendo che il Labour, restando così le cose, «non sosterrà» ufficialmente il testo in seconda lettura.

LEGGI ANCHE: Brexit, il Regno Unito parteciperà alle elezioni europee

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