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Chi è Boris Johnson, il breexiter che vuole prendere il posto di Theresa May

I sondaggi lo danno per favorito: il 40% dei membri del partito lo vorrebbe come leader dei Tories

La ricerca di un successore a Theresa May come leader del partito conservatore e primo ministro britannico inizia ufficialmente il 7 giugno, data in cui le dimissioni della premier diventeranno effettive. Ma è già toto nomi. E Boris Johnson, ex ministro degli Esteri e grande sostenitore di Brexit, è in pole position nella corsa alla successione.

Le prime parole di Johnson dopo le dimissioni di May? «Usciremo dalla Ue il 31 ottobre con o senza accordo». Da sempre Boris è un accanito sostenitore della Brexit ad ogni costo. Secondo i sondaggi il 40% dei membri del partito lo vorrebbe come leader dei Tories. È ambizioso e dotato di carisma. È riuscito a farsi eleggere per due volte sindaco di Londra, città tradizionalmente laburista. Secondo molti è l’unico che può neutralizzare la minaccia del Brexit Party di Nigel Farage e al tempo stesso contrastare il leader laburista Jeremy Corbyn. Ma dovrà convincere la restante parte dei deputati conservatori, che dovranno fare la prima selezione dei candidati.

Nato a New York nel 1964, dopo gli studi nei college inglesi intraprende una carriera nel giornalismo. Inizia come reporter per The Times nel 1987, ma è stato licenziato per aver inventato una finta citazione. In seguito lavora per The Daily Telegraph, dove svolge il ruolo di corrispondente per la Comunità Europea (1989-94). Nel 1994 Johnson diventa editorialista politico per The Spectator e nel 1999 viene nominato direttore della rivista, mansione che ricoprirà fino al 2005. Nel 1997 Johnson viene eletto candidato conservatore per il Clwyd South alla Camera dei Comuni, ma perde in modo consistente contro Martyn Jones, esponente del partito laburista. Nel 2001 si propone nuovamente per il Parlamento, questa volta vincendo la sfida per il collegio elettorale di Henley-on-Thames. Da qui inizia la sua carriera politica che lo porterà ad essere sindaco di Londra per due mandati. Al referendum del 2016 sulla Brexit è il principale portavoce della campagna «Leave». Quando Theresa May viene eletta primo ministro, nomina Johnson come segretario agli affari esteri. La sua linea in politica estera: un’uscita del Regno Unito dall’Unione europea anche a costo del temutissimo no deal.

Secondo in classifica per la successione, a una certa distanza da Johnson, c’è Dominic Raab, ex ministro responsabile di Brexit che aveva rassegnato le dimissioni in protesta ai troppi compromessi della May. Anche lui brexiteer convinto. In lizza c’è anche Jeremy Hunt, attuale ministro degli Esteri ed ex ministro della Sanità. Nel 2016 aveva fatto campagna per restare nella Ue, ma ora si presenta come sostenitore moderato di Brexit. Michael Gove, attuale ministro dell’Ambiente, negli ultimi tempi è stato un fedelissimo della May. Chiunque di loro sia il successore dovrà affrontare gli stessi identici problemi: la mancanza di una maggioranza solida, l’impossibilità di rinegoziare la Brexit (che Bruxelles ha nuovamente ribadito), un partito conservatore profondamente diviso e un Paese spaccato. Con la differenza che, per risolvere il rebus dell’uscita dalla Ue, avrà tempo solo fino alla fine di ottobre.

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