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Europee, i sovranisti non sfondano frenati da Liberali e Verdi

Per la prima volta Popolari e Socialisti da soli non hanno più la maggioranza assoluta, ma è impensabile un’alleanza di destra tra Ppe e i partiti conservatori, euroscettici e nazionalisti

La Lega di Matteo Salvini ha stravinto le elezioni europee in Italia con il 34,4%, circa il doppio del Movimento 5 Stelle, suo alleato di governo. Ma nel resto dell’Unione Europea i partiti sovranisti e populisti sono avanzati meno del previsto, mentre i blocchi tradizionali di centrodestra e centrosinistra (Ppe e Pse) hanno perso voti a vantaggio dei Liberali e dei Verdi. La conta dei seggi spinge con forza le principali famiglie europee verso un’alleanza-fotocopia a quella che ha governato a Bruxelles dal 2014, con l’aggiunta di Alde-En Marche che permetterebbero a Popolari-Socialisti-Liberali di gestire un’ampia maggioranza.

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Per la prima volta Popolari e Socialisti da soli non hanno più la maggioranza assoluta, ma è improbabile un’alleanza tra tutte le formazioni di destra. Certo il successo dei partiti conservatori, euroscettici e nazionalisti c’è stato rispetto al 2014, con l’alleanza di Salvini che conquista 71 poltrone, 57 per Ecr e 44 per il rinnovato Efdd, ma non basta per pensare a un’apertura del Ppe a destra. Sarà quindi, con tutta probabilità, un’alleanza al centro quella che guiderà la nuova Unione. Un’alleanza “europeista” fra i due gruppi politici maggiori, Ppe e S&D, molto indeboliti, con l’Alde-En Marche e i Verdi godrebbe di una maggioranza netta (506 voti). La solidità sarebbe tale da poter compensare l’uscita, a questo punto sempre più improbabile, del Fidesz di Viktor Orbán. La maggioranza reggerebbe anche dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. L’altra ipotesi possibile, quella di un’alleanza a tre Ppe, S&d e Alde-En Marche (436 voti), senza i Verdi, sarebbe comunque molto oltre la soglia necessaria di 376 voti, sebbene più fragile in caso di fronda interna fra i Popolari.

Sta quindi alle tre grandi famiglie europee trovare un punto d’incontro dal quale partire per governare. Ma le prime rotture potrebbero manifestarsi proprio nell’elezione dei nuovi presidenti delle istituzioni. Se la grande coalizione dovesse concretizzarsi, sembra scontata la spartizione delle tre principali cariche tra i tre principali partiti, con il Ppe che andrebbe, di nuovo, a prendersi la più alta carica dell’Ue, la presidenza della Commissione, e Socialisti e Liberali che si spartirebbero la presidenza del Parlamento e del Consiglio europeo.

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