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Torna l’antisemitismo in Germania: «Ebrei non indossate la kippah»

Fra il 2017 e il 2018 si è assistito ad un aumento del 10% dei reati contro gli ebrei tedeschi. E il commissario Klein ha suggerito di non indossare il copricapo in pubblico. La reazione di Israele: «È una resa»

In Europa è tangibile il ritorno dell’antisemitismo. E il commissario del governo tedesco per l’antisemitismo, Felix Klein, ha suggerito agli ebrei di non indossare la kippah in pubblico. Klein in un’intervista ai giornali del gruppo Funke parla di un evidente «aumento dell’abbrutimento della società e della caduta delle inibizioni sociali», in queste condizioni «non posso raccomandare agli ebrei tedeschi – ha specificato – di indossare la kippah in qualsiasi momento».

Un sondaggio recentemente effettuato in Europa dalla Fundamental Rights Agency ha rivelato che la maggior parte degli ebrei ha ora paura di essere riconosciuta come tale. Il 30% degli intervistati ha detto di avere ricevuto molestie e in Germania la situazione è più grave, con una crescita del 20% degli episodi antisemiti tra il 2017 e il 2018 e un aumento del 60% degli attacchi violenti. In Germania le manifestazioni pubbliche di antisemitismo hanno raggiunto la cifra di 1.646, la più alta da 10 anni. «Avevo immaginato che di fronte all’imbarbarimento nel dibattito pubblico ci sarebbe stato un aumento degli attacchi di matrice antisemita in Germania – ha spiegato Klein all’Agi –. Ma non pensavo che l’aumento sarebbe stato così imponente. E se osserviamo che il 90% di questi atti criminali vengono da ambiente di estrema destra allora comprendiamo che è necessario prendere misure molto più decise sul fronte dell’antisemitismo in Germania».

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La colpa è anche di una diffusa sensazione di impunità. La polizia spesso derubrica a semplici azioni teppistiche e danneggiamenti che invece hanno una radice antisemita e la presenza in Parlamento dell’AfD, il gruppo che nega la necessità di manifestare pentimento e rimorso per le atrocità naziste della Seconda Guerra Mondiale, ha aggravato il problema. «A Chemnitz, per esempio, un attacco ad un ristorante è stato derubricato come un caso di danneggiamento: è un fatto che quei poliziotti non abbiano capito cosa avevano di fronte, e ci sono numerosi altri casi analoghi», spiega Klein. Il diplomatico 51enne, scelto da Angela Merkel per affrontare quello che è uno dei settori oggi più delicati in Germania, suggerisce una strategia: «In primo luogo si devono combattere i reati e si devono assicurare inchieste rapide, così come si devono mettere i responsabili davanti ai giudici e agire sulla repressione».

Come era prevedibile, le dichiarazioni di Klein hanno provocato immediate reazioni, soprattutto in un Paese su cui pesa la responsabilità storica dell’Olocausto. La prima quella del ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer: «Lo Stato deve assicurare che sia possibile esprimere il proprio credo religioso senza alcuna limitazione. Sarebbe inaccettabile se in Germania gli ebrei fossero costretti a nascondere la propria fede». Ma anche la comunità ebraica denuncia «la capitolazione di fronte all’antisemitismo» e come gli ebrei non siano al sicuro in Germania. Il presidente israeliano Reuven Rivlin si è detto “scioccato” dalle dichiarazioni di Klein, dicendo di apprezzare «l’impegno del governo tedesco per la comunità ebraica» ma accusando il commissario tedesco di piegarsi davanti alle persone che prendono di mira gli ebrei. «I timori riguardanti la sicurezza degli ebrei tedeschi sono la capitolazione di fronte all’antisemitismo e ammettono ancora una volta che gli ebrei non sono in sicurezza sul suolo tedesco», ha spiegato Rivlin.

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