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Spese pazze, Rixi si è dimesso subito dopo la condanna

Il viceministro leghista è stato condannato a tre anni e cinque mesi per peculato e falso. Nonostante le dichiarazioni di Salvini dei giorni scorsi, ha lasciato «per non creare problemi al governo»

La condanna a tre anni e cinque mesi, con anche l’interdizione dai pubblici uffici, per il viceministro leghista alle Infrastrutture Edoardo Rixi, scatena subito le reazioni dei Cinquestelle. «Rixi da condannato non può rimanere al Governo», scrive su Twitter il presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra, appena la notizia ha cominciato a circolare. Ma la polemica non fa nemmeno in tempo a montare che è già risolta. Rixi rimette il mandato: «Ho già consegnato a Salvini le mie dimissioni, per non creare problemi al governo». Dimissioni che Salvini ha accettato per evitare una crisi: «Le ho nelle mani da tempo e le accetto unicamente per tutelare lui e l’attività del governo da attacchi e polemiche senza senso».

La decisione di Rixi e Salvini è un grosso passo indietro rispetto a quanto annunciato soltanto pochi giorni fa: dopo che la Lega aveva stravinto le elezioni europee Salvini aveva detto senza mezzi termini che Rixi non si sarebbe dimesso. L’accordo di governo fra Lega e Movimento 5 Stelle prevede le dimissioni per qualsiasi ministro riceva una condanna, anche solo di primo grado. È plausibile che la Lega non abbia voluto forzare la mano su una storia che non avrebbe potuto concludersi se non con le dimissioni di Rixi, come era già successo con Armando Siri. «Io rispetto le sentenze e conto su una assoluzione a fine processo, ma trovo incredibile che ci siano spacciatori a piede libero, e sindaci, amministratori e parlamentari accusati o condannati senza uno straccio di prova», ha commentato Matteo Salvini in una nota.

Secondo la procura di Genova, durante il suo primo mandato in regione Liguria, tra il 2010 e il 2012, Rixi avrebbe commesso i reati di falso e peculato che gli vengono contestati. «I consiglieri regionali (tra cui Rixi, ndr) si sarebbero fatti rimborsare con soldi pubblici, spacciandole per spese istituzionali, cene, viaggi, gite al luna park, gratta e vinci, ostriche, fiori e spese per oggetti vari», si legge. In alcuni casi, sempre secondo l’accusa, venivano consegnate ricevute che erano state dimenticate da ignari avventori. In altri venivano modificati gli importi a mano. Per un ammontare di diverse centinaia di migliaia di euro. Le pezze giustificative, molto spesso, si riferivano a periodi festivi: Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 25 aprile e Primo maggio. Giorni «sospetti» per svolgere attività istituzionale.

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