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Dal peculato all’abuso d’ufficio: tutte le inchieste sulla Lega

Oltre al processo sulle “spese pazze” alla Regione Liguria, che si è concluso con la condanna per il viceministro Rixi, è lungo l’elenco di vicende e indagini che hanno coinvolto esponenti di primo piano del partito di Salvini

Insieme ai consensi per la Lega aumentano anche le inchieste. È lungo infatti l’elenco di vicende, indagini e processi, che più o meno di recente hanno coinvolto alcuni suoi esponenti di primo piano, come Siri, Rixi e Fontana. Dopo la condanna di 3 anni e 5 mesi che ha portato alle dimissioni del viceministro a Infrastrutture e Trasporti, Edoardo Rixi, al termine del processo per le cosiddette “spese pazze” alla Regione Liguria, ad interessare il partito di Matteo Salvini c’è innanzitutto l’inchiesta sui 49 milioni di euro di finanziamenti elettorali ottenuti indebitamente.

L’indagine sui fondi della Lega ha due fronti. Quello ligure, per truffa aggravata, che è già arrivato a sentenza: l’accordo fatto con la procura di Genova prevede un pagamento dilazionato in 76 anni, al ritmo di 600mila euro l’anno. Ma, se da un lato i pm liguri hanno accettato la transazione, dall’altro hanno deciso di non interrompere la ricerca del tesoro padano. C’è dunque un secondo fascicolo aperto per riciclaggio, centrato su alcune rogatorie in Lussemburgo e in cui si ipotizza che quel denaro sia ancora nascosto da qualche parte e non sia stato usato per la vita del partito, come invece sostiene la Lega. Il filone milanese dell’inchiesta sui 49 milioni dei fondi della Lega, con l’ipotesi di appropriazione indebita, è ancora a dibattimento. Salvini ha deciso di costituirsi parte civile solo contro l’ex tesoriere Francesco Belsito ma non nei confronti del fondatore della Lega Umberto Bossi.

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Il presidente leghista della Regione Lombardia, Attilio Fontana, risulta invece indagato per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti che si è abbattuta sui vertici regionali di Forza Italia, con 43 arresti. L’accusa contesta il fatto che il presidente della Regione, proponendo alla giunta di nominare Marsico, avrebbe violato il principio di imparzialità. Quel posto non era di nomina fiduciaria, ma si trattava di un incarico che era passato per un avviso pubblico, a cui hanno partecipato decine di persone.

Altro caso esplosivo e imbarazzante è quello che riguarda Armando Siri “licenziato” da Conte perché indagato per corruzione. Siri è accusato di aver accettato soldi per inserire una norma sulle energie rinnovabili nella legge di Bilancio. Ipotizzato uno scambio «di favori, utilità e denaro» per agevolare aziende considerate vicine all’imprenditore dell’eolico, Vito Nicastri. Nello specifico la vicenda riguarda presunta tangente da 30mila euro, data o promessa al sottosegretario in cambio di un aggiustamento al Def del 2018 sugli incentivi al mini-eolico.

Ed infine, c’è la vicenda giudiziaria che riguarda il deputato e tesoriere della Lega Giulio Centemero. Si tratta di un filone dell’inchiesta romana sul costruttore Luca Parnasi che ruota intorno ai lavori per il nuovo stadio della Roma. La Procura capitolina sta cercando di fare luce su versamenti per 250mila euro in favore di un’associazione, denominata “Più Voci”, considerata vicina al partito di Salvini, e gestita proprio dal tesoriere Centemero, che risulta indagato per finanziamento illecito. Ma dei finanziamenti alla “Più Voci” si sta occupando anche la Procura di Milano, che ha aperto un fascicolo simile a quello romano, che riguarda i finanziamenti all’associazione di altri gruppi imprenditoriali.

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